Un ritorno al passato che sembra quasi un desiderio di libertà, ovvero di potersi sottrare al dominio assoluto dello streaming. E sono i giovani ad averli riscoperti.
La rivincita dei CD. Quando internet era ancora nella sua fase primordiale il mondo musicale fu sconvolto dalla comparsa dei Compact Disc, un supporto di memorizzazione ottico utilizzato per archiviare dati digitali come musica (CD audio), software, video o documenti. Fecero il loro ingresso nella storia nel 1982, vivendo il loro periodo di massima popolarità tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, diventando il formato dominante nel 1991.
Hanno sostituito vinili e cassette, prima di essere superati dagli MP3 e dallo streaming. Hanno rivoluzionato l’audio offrendo un suono digitale pulito senza fruscii.Oggi, nonostante il calo, i CD rimangono un formato vivo, apprezzato dagli appassionati e collezionisti. Sono stati la prima tecnologia di consumo basata sulla musica digitale, segnando il passaggio definitivo dall’analogico per l’ascolto musicale di massa, ponendo le basi per i successivi formati digitali come l’MP3.
Dopo il ritorno del vinile ecco quello del CD che sta suscitando grande entusiasmo tra i giovani! I CD nel periodo di massimo splendore, gli anni ’90, arrivò a produrre un giro di affari, rapportato ad oggi, di 24 miliardi di dollari annui. Si può senz’altro affermare che rappresentava l’intero fatturato dell’industria musicale. In seguito lo sviluppo della tecnologia ha ribaltato il banco.
Prima la nascita di Napster come piattaforma pionieristica, che permetteva agli utenti di scambiarsi brani direttamente, causando un enorme impatto sull’industria discografica e chiudendo per violazione del copyright. Poi è stato il turno dei file digitali e dello streaming, che ha permesso la trasmissione in tempo reale di contenuti audio o video via internet, attraverso cui si possono guardare o ascoltare file multimediali senza doverli scaricare prima.
Infine Spotify, la principale piattaforma di streaming digitale al mondo per l’ascolto di musica, podcast e audiolibri, offre accesso immediato a milioni di brani. Lanciato nel 2008 permette di cercare e riprodurre contenuti su vari dispositivi, creare playlist e riceverne di personalizzate basate sui propri gusti. Non è che coi CD si può parlare di una vera ripresa ma da qualche anno il mercato di questo supporto quasi da antiquariato non sta precipitando.

E’ bastato questo sussulto ad alimentare la speranza dei più incalliti “aficionados”. Ed è proprio la Generazione Z, i nati nella seconda metà degli anni ’90 e il 2010, a manifestare un certo interesse verso oggetti che non hanno mai toccato con mano ma visti in fotografia o in riprese video. Non si tratta nemmeno di nostalgia che assale le generazioni che hanno vissuto quel periodo, ma propria sete di conoscere un periodo che, per motivi anagrafici, non hanno vissuto. Per questo ne restano affascinati.
E’ la riscoperta della manualità, della materialità nei confronti dell’immaterialità per eccellenza rappresentata daInternet. Vuoi mettere toccare con mano un disco, toglierlo dalla sua custodia e poggiarlo delicatamente su piatto per poi posizionarne il braccio all’inizio del disco, abbassando la puntina lentamente tramite l’apposita leva per evitare di danneggiare il microsolco? Tutta una ritualità particolare che rendeva quel momento magico, speciale, unico.
Oggi questo ritorno al passato sembra quasi un desiderio di libertà, di potersi sottrare al dominio assoluto dellostreaming. Seppur si tratta di un mercato marginale, se non di nicchia, che fa il solletico a quello dominante, la sua resistenza è la conferma che non si può fare tabula rasa di ciò che è stato ma che il passato ritorna perché l’umano non potrà mai essere cancellato.