“Mani che salvano vite, non bersagli”: oltre 23mila sanitari aggrediti nel 2025

Infermieri e donne le categorie più colpite. UGL Salute: “Pene più severe non bastano, servono presidi fissi e braccialetti anti-aggressione”.

In occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari, i dati pubblicati dal Ministero della Salute delineano un quadro allarmante. Nel 2025, gli episodi di violenza hanno raggiunto quota 18mila, coinvolgendo complessivamente 23.367 professionisti. Nonostante una lieve flessione nelle segnalazioni totali, il numero di persone aggredite è in aumento, confermando quella che i sindacati definiscono ormai una “emergenza nazionale”.

L’identikit del fenomeno rivela che la tensione è massima nei luoghi di frontiera della sanità, come i Pronto Soccorso e le aree di degenza, dove la frustrazione di pazienti e familiari esplode spesso in violenza verbale e fisica.

I numeri dell’emergenza nel 2025

Il rapporto dell’Osservatorio Nazionale evidenzia una realtà frammentata ma estremamente critica:

  • Le vittime: gli infermieri sono i più esposti (55% dei casi), seguiti dai medici (16%) e dagli operatori socio-sanitari (11%).
  • Questione di genere: le donne operatrici sanitarie sono colpite in misura nettamente superiore rispetto ai colleghi maschi.
  • Tipologia di violenza: prevalgono le aggressioni verbali e gli atti contro la proprietà, ma restano preoccupanti i casi di scontro fisico diretto.
  • L’aggressore tipo: nella maggior parte dei casi si tratta del paziente stesso, seguito da familiari e caregiver.

UGL Salute: “Inaccettabile lavorare con la paura”

Il sindacato UGL Salute, attraverso lo slogan “Mani che salvano vite, non bersagli di violenze”, ha rilanciato con forza la necessità di interventi strutturali. Secondo il Segretario Nazionale Gianluca Giuliano, l’inasprimento delle pene non è stato un deterrente sufficiente.

“Chi cura deve essere tutelato. È inaccettabile che chi si dedica agli altri diventi il bersaglio della rabbia e dell’inciviltà. Aggredire un operatore significa colpire l’intero sistema salute”.

Le proposte per la sicurezza

Per arginare l’ondata di violenza, il sindacato e le associazioni di categoria chiedono un piano in più punti:

  1. Presidi fissi di vigilanza: postazioni di polizia o sicurezza privata h24 negli ospedali più a rischio.
  2. Tecnologia salvavita: introduzione di braccialetti anti-aggressione e dispositivi di allarme rapido collegati alle centrali.
  3. Supporto legale e psicologico: tutela garantita dalle aziende sanitarie per chi subisce traumi durante il servizio.
  4. Educazione civica: campagne di sensibilizzazione nelle scuole per ricostruire il patto di fiducia tra cittadini e personale medico.

La data del 12 marzo resta dunque un monito per le istituzioni: la sicurezza di chi garantisce il diritto alla salute non può più essere considerata un tema negoziabile o rimandabile.