Probabile che non li rivedranno più

E’ già successo in mille occasioni: bastava una denuncia per una macchia di umidità sul soffitto per portarsi via i bambini dal nucleo familiare.

La famiglia nel bosco, libertà o deprivazione? Negli ultimi mesi la cronaca, come fa spesso quando ci sono casi eclatanti, si è comportata quasi come un predatore. Ha cavalcato la notizia per darla in pasto ai consumatori, lettori o spettatori televisivi. Per settimane giornali e talk show hanno dato ampio spazio alla triste vicenda in prima pagina con una lei australiana, un marito britannico, venuti in Italia, in Abruzzo, fra il 2017 e il 2018.

Il loro intento era condurre uno stile di vita a impatto zero, libero dalla società, con un forte legame con la natura e una visione esistenzialista autosufficiente e in armonia con l’ambiente. La loro scelta è stata contestata dalle autorità per le precarie condizioni igienico-sanitarie e l’istruzione non convenzionale dei 2 figli, culminando nell’allontanamento dei minori da parte del tribunale nel novembre 2025. E’ un argomento molto delicato perché investe una serie di problematiche che riguardano la libertà di scegliere secondo le proprio idee e aspirazioni.

Ma riguarda l’educazione dei figli. Se è giusto che i genitori possano esercitare i loro diritti cosa succede con quelli dei bambini? Nel dibattito scaturito dal caso in questione si è parlato di “unschooling”, un approccio educativo in cui l’apprendimento è guidato interamente dagli interessi e dalla curiosità del bambino, senza programmi scolastici strutturati o lezioni formali. I genitori offrono supporto e risorse, ma lasciano che i figli scoprano il mondo attraverso le loro esperienze quotidiane e le loro passioni.

Non è un tema recente. Ne parlava già il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau, nel 1792, con la sua opera “Émile ou De l’éducation”, in cui propone un’educazione “naturale” e “negativa“, volta a preservare la bontà originaria del fanciullo dalle corruzioni sociali. Il precettore non impartisce nozioni preferendo esperienze affinché Émile impari dai propri errori e dalla natura, vivendo in campagna. L’obiettivo era formare un uomo libero e autonomo prima che cittadino, rispettando i ritmi di crescita. Ora c’è da dire che l’istruzione parentale è legale e normata in Italia e lo è anche l’unschooling.

Si calcola che i bambini che hanno studiato in casa lo scorso anno scolastico hanno sfiorato i 16 mila, in aumento notevole dopo la pandemia. Inoltre l’istruzione parentale in Italia è disciplinata con rigore, con comunicazioni formali ai dirigenti scolastici e verifiche periodiche con esami di idoneità. Ma quanto è impattante la scelta libera dei genitori su dei bambini che in quanto esseri umani sono portatori di diritti e, soprattutto, hanno bisogno di socializzare, di confrontarsi coi pari di età e di aprirsi al mondo reale?

Chissà se un giorno la famiglia potrà riunirsi

Per quanto fantastica possa essere la vita nel bosco, scevra da ogni condizionamento sociale, non è giusto a quell’età sottoporli a scelte che forse non avrebbero mai fatto. E poi anche imporre un’opzione del genere è un condizionamento sociale, piaccia o no. Molto meglio offrire loro gli strumenti per navigare nel mare procelloso della società attuale, altamente competitiva e complessa.

Una svolta così radicale è comprensibile da adulto e non da bambino, perché si ha un’età in cui si spera di essere maturo e di aver appreso gli strumenti necessari alla comprensione della realtà. Nel fatto di cronaca ha stonato, comunque e non poco, la decisione delle autorità giudiziarie di separare i figli dai genitori, un atto di imperio senza sentimento nè umanità.