Stop alla caccia a fringuelli e storni: vincono gli animalisti

Il Tar ha annullato le deroghe della Regione Lombardia. Per i giudici “non può diventare una regola abituale”.

Milano – Una sentenza destinata a fare giurisprudenza quella emessa dal Tar della Lombardia (n. 976/2026), che ha accolto il ricorso presentato dalle principali sigle ambientaliste contro la caccia in deroga. I giudici amministrativi hanno annullato i provvedimenti regionali che autorizzavano il prelievo venatorio di fringuelli e storni per la stagione 2025/2026, ristabilendo il primato della tutela della biodiversità sulle concessioni venatorie.

La decisione arriva dopo una lunga battaglia legale che aveva già visto un primo stop cautelare da parte del Consiglio di Stato lo scorso ottobre.

I punti chiave della sentenza

Il ricorso, presentato da Enpa, Lac, Lav, Lipu, Lndc e WWF Italia, ha convinto il tribunale su diversi aspetti tecnici e normativi:

  • Eccezionalità della deroga: Il Tar ha ribadito che, secondo la Direttiva Uccelli dell’Ue, la caccia a specie protette può essere autorizzata solo in via straordinaria e con prove rigorose, che in questo caso sono state ritenute insufficienti.
  • Carenza di motivazione: La Regione non avrebbe fornito un’istruttoria adeguata per dimostrare l’assenza di alternative meno impattanti per la tutela delle colture agricole (causale spesso usata per giustificare il prelievo dello storno).
  • Il bilancio degli abbattimenti: Prima della sospensione, la giunta aveva autorizzato l’uccisione di oltre 97mila fringuelli e 36mila storni. Molti esemplari erano già stati abbattuti prima dell’intervento dei giudici.

Le reazioni delle associazioni

In una nota congiunta, le organizzazioni firmatarie hanno definito la sentenza una “lezione di civiltà”:

«È inaccettabile che ogni anno la Regione impegni risorse pubbliche per scrivere delibere illegittime al solo scopo di accontentare una frangia del mondo venatorio. Questo accanimento burocratico è un danno alla biodiversità e un insulto ai cittadini».

Il rischio di sanzioni Ue

La vittoria legale assume un valore politico nazionale. Le associazioni avvertono che il continuo ricorso a queste deroghe da parte delle Regioni espone l’Italia a onerose procedure d’infrazione europee, i cui costi ricadono sull’intera collettività. Il “cortocircuito istituzionale” tra delibere regionali e sentenze amministrative resta un nodo centrale per la prossima stagione venatoria.