Il rischio che la situazione conflittuale degeneri diventa reale quando non si riesce ad andare oltre la comprensione.
La psicologia, considerata il “pronto soccorso del sapere”, ha scoperto che litigare in amore senza eccessi fa bene alla coppia. Non è una scoperta eclatante. Era già scritto, infatti, nelle tradizioni popolari che coi suoi arguti aforismi hanno sempre offerto delle indicazioni appropriate sulla vita quotidiana. Il motto tanto diffuso era “l’amore non è bello se non è litigarello” a significare che le piccole discussioni, i contrasti e le incomprensioni sono una parte naturale e spesso necessaria per far crescere e rinvigorire una relazione.
Magari prevenendo la noia e la routine ma solo se gestite in modo costruttivo e rispettoso, non distruttivo, per raggiungere una maggiore sintonia e comprensione reciproca, non per ferirsi. Litigare in modo intelligente rafforza il legame, mentre un’assenza di conflitto può indicare una relazione statica o superficiale. Il titolo era la sigla di una trasmissione televisiva di successo del 1970 ”Signore e Signora”, condotta da Delia Scala e Lando Buzzanca, un varietà Rai, in cui interpretavano una coppia alle prese con le piccole liti quotidiane e la sigla finale era cantata da Jimmy Fontana, noto esponente della musica leggera di quegli anni.
Secondo la psicologia l’amore è un processo dinamico. Quale fatto della vita non lo è? I litigi, se superati, dimostrano che la coppia sa affrontare le difficoltà e adattarsi, rendendo il rapporto più forte e autentico. Le discussioni, se non diventano battaglie, aggiungono “pepe” e vivacità, evitando che la relazione si trasformi in noiosa o si adagi nella routine. Ed ecco, infine, le regole del “buon litigio“: è fondamentale evitare accuse, ascoltare il punto di vista dell’altro e cercare un accordo, trasformando il conflitto in un’opportunità di crescita.
Perché una coppia che non litiga mai potrebbe essere in una fase di stallo, mentre i conflitti sani sono un segno di una relazione viva e in evoluzione. Com’è noto a chi vive in due, nessun rapporto è esente dal conflitto, che non è solo il sale della democrazia ma della vita stessa. Sarebbe di una noia mortale una coppia che non discute e litiga mai, probabilmente la relazione è insana, fondata su molti “non detti”. Non bisogna temere il confronto aspro, duro, perché si può trasformarlo in uno strumento per crescere e maturare. Una discussione può rappresentare il classico “campanello d’allarme” di qualcosa di più profondo che può essere di stimolo per entrambi.

E’ chiaro che il conflitto, spesso, produce ansia, paura e rabbia. Bisogna avere la capacità di gestirle e di non farsi sottomettere da esse. Più facile a dirsi che a farsi, certo, ma non si può eluderlo. Il rischio diventa reale quando non si riesce ad andare oltre la comprensione di questa soglia e le tensioni, i malumori, i bisticci diventano pane quotidiano. In questo caso sarebbe il caso di rivolgersi a qualche professionista o a Centri di Psicoterapia o di Consulenza Familiare e di Coppia.
Soprattutto occorre non lasciare sole le persone che chiedono aiuto, soprattutto donne, spesso vittime di femminicidio, che la Convenzione di Istanbul, ha definito come l’omicidio di una donna in quanto tale. Ossia, “l’uccisione di una donna da parte un partner intimo o la sua morte come risultato di una pratica violenta nei suoi confronti”.
Uno dei reati più abominevoli, in quanto espressione di una concezione della donna subordinata all’uomo per privarla della propria identità.