Segnale di distensione dal fronte dell’avvocatura: Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, accoglie con favore il monito del Presidente.
Roma – In un momento di tensione senza precedenti tra i palazzi del potere, Sergio Mattarella compie un gesto di rottura con la prassi del passato. Per la prima volta in undici anni di mandato, il Capo dello Stato ha presieduto una seduta ordinaria del Csm, abbandonando la consuetudine che lo vedeva presente solo in occasioni straordinarie. La mossa del Quirinale punta a blindare l’organo di autogoverno dei magistrati dalle violente turbolenze politiche legate al prossimo referendum sulla separazione delle carriere.
Il Presidente non ha usato giri di parole per motivare la sua presenza: è necessario ribadire il rispetto nei confronti del Csm, specialmente da parte delle altre istituzioni. Sebbene Mattarella abbia ammesso che il Consiglio superiore della magistratura non sia esente da “difetti, lacune ed errori”, ha ricordato con fermezza che tali limiti appartengono a tutti gli organi della Repubblica e non possono giustificare una delegittimazione sistematica.
Il richiamo alla moral suasion è apparso come un argine alle dichiarazioni choc degli ultimi giorni, in particolare quelle del Guardasigilli Carlo Nordio, che aveva definito il Csm dominato da un sistema “para-mafioso”, e del procuratore Nicola Gratteri, che aveva associato il fronte del “Sì” a “massoneria deviata e centri di potere”.
Il clima si era ulteriormente surriscaldato dopo gli attacchi di Giorgia Meloni contro i “magistrati politicizzati”. Le parole del Colle sembrano però aver sortito un effetto immediato su Nordio, che ha annunciato una brusca retromarcia: “Condivido al 101 per cento, la fase polemica è conclusa”.
Anche dal fronte dell’avvocatura arriva un segnale di distensione: Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, ha accolto con favore il monito del Presidente, assicurando che la campagna referendaria proseguirà puntando esclusivamente sul merito della riforma e sui benefici per i cittadini.
Mentre le opposizioni e il fronte del “No” leggono l’intervento come uno stop definitivo ai tentativi di indebolire l’autonomia giudiziaria, Mattarella resta nel suo ruolo di garante: non entra nella disputa elettorale, ma esige che il duello politico non si trasformi in un conflitto istituzionale destabilizzante. La “fase del dialogo” invocata dal Quirinale dovrà ora passare la prova dei fatti nelle piazze, dove la sfida per la riforma della Giustizia resta apertissima.