Il provvedimento bipartisan, che vuole vietare la macellazione degli equini, approda in Senato: multe fino a 100mila euro e incentivi per la riconversione degli allevamenti.
Roma – Svolta animalista in Parlamento: è iniziato in Commissione Ambiente al Senato l’iter per una proposta di legge bipartisan che punta a vietare definitivamente la macellazione degli equidi in Italia.
Il provvedimento, sostenuto da Susanna Cherchi (M5S), Luana Zanella (AVS) e Michela Brambilla (Noi Moderati), mira a riconoscere a cavalli, pony, asini, muli e bardotti lo status giuridico di “animali di affezione”, equiparandoli di fatto a cani e gatti. La legge prevede l’attribuzione automatica della dicitura “Non DPA” (non destinato alla produzione alimentare) a tutti gli esemplari, rendendo illegale la loro macellazione e la commercializzazione delle carni.
Il testo in discussione, come riporta Il Sole 24 Ore, introduce sanzioni pesanti per contrastare quella che le associazioni, tra cui Animal Equality, definiscono una pratica crudele:
- Reclusione: da 3 mesi a 3 anni per chi alleva equini a scopo alimentare.
- Sanzioni pecuniarie: multe da 30mila a 100mila euro, con aumenti di un terzo della pena se la carne viene immessa sul mercato.
- Anagrafe e Microchip: obbligo di iscrizione in un registro nazionale e applicazione di un transponder sottocutaneo, con multe fino a 50mila euro per chi non regolarizza l’animale entro due mesi.
Per accompagnare il settore verso la chiusura, la proposta prevede un “Fondo per la riconversione degli allevamenti” dotato di 6 milioni di euro annui per il triennio 2025-2027.
I dati allegati alla proposta mostrano un settore già in forte contrazione: se nel 2012 i capi macellati erano oltre 4.600, all’inizio del 2025 il numero è sceso a 2.012. Nonostante il calo nazionale, alcune regioni mantengono una tradizione radicata: in testa la Puglia (che da sola copre il 34,3% delle macellazioni), seguita da Emilia-Romagna (20,3%) e Veneto (13,6%).
Secondo Matteo Cupi di Animal Equality Italia, che nel 2023 ha raccolto 247mila firme a sostegno della causa, si tratta di un “passaggio politico storico” per “porre fine a una filiera spesso opaca, che provoca gravi sofferenze agli animali e pone seri interrogativi anche sul piano della tutela della salute pubblica”.