Secondo le stime sono stati buttati nell’immondizia ben 575 mila rifiuti di cibo, pari a circa 9,6 miliardi di euro. E nel pianeta milioni di persone muoiono di fame.
Durante l’ultimo Natale lo spreco di cibo è stato, in media, di 90 euro a famiglia. La Natività è una festa cristiana, celebrata principalmente il 25 dicembre, che commemora la nascita di Gesù Cristo a Betlemme, simboleggiando amore, speranza e rinascita. Unisce tradizioni religiose e laiche con scambio di doni, luci e celebrazioni familiari, incorporando anche antiche usanze pagane legate al solstizio d’inverno. Per i credenti è la celebrazione della venuta di Gesù, Figlio di Dio, sulla Terra, portando gioia e conversione.
La Bibbia non specifica la data esatta della nascita di Gesù. La scelta cadde sul 25 dicembre per sovrapporsi alle antiche feste pagane del solstizio d’inverno (come il Sol Invictus), che celebravano la rinascita del sole dopo il giorno più corto dell’anno, sostituendo il significato pagano con quello cristiano della “luce del mondo“. A questa festività si aggiunge quella di fine anno, ovvero del 31 dicembre, notte di San Silvestro, che l’antropologia definisce, insieme al Capodanno, non come una data in sé ma un momento simbolico di passaggio.
Un confine temporale carico di rituali universali di chiusura e apertura di cicli, purificazione, espiazione e propiziazione per un nuovo inizio, radicati nelle tradizioni culturali e storiche di molte società. Questo passaggio segna la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo, enfatizzando la natura ciclica del tempo e il bisogno umano di segnare questi cambiamenti attraverso feste e riti sociali, come le antiche celebrazioni romane dei Saturnalia.
La convivialità è sempre stata una delle peculiarità, tra le tante, di queste festività. Tuttavia pare che oggi sia sopravvissuto solo quest’aspetto, gli altri significati religiosi, simbolici e rituali si sono quasi persi del tutto. Ci si dimentica che queste grandi abbuffate hanno un costo non solo economico, ma sociale e ambientale.
Un’indagine a cura di Coldiretti/Ixe (sondaggi e ricerche di opinione condotte congiuntamente da Coldiretti (la principale associazione italiana di imprenditori agricoli) e IXE’ (istituto di ricerca demoscopica), spesso focalizzate sulle tendenze economiche, sociali e agricole in Italia, per capire l’opinione pubblica e degli agricoltori su temi chiave come economia, lavoro e agroalimentare, ha rivelato che i famosi cenoni sono costati, in media, 90 euro a famiglia.

Non dipende solo dagli acquisti effettuati ma dalle storture del sistema agroalimentare, dall’industria e dai comportamenti dei consumatori. Secondo le stime sono stati buttati nel bidone dell’immondizia ben 575 mila rifiuti di cibo, pari a circa 9,6 miliardi di euro. Il processo viene innescato da una valutazione esagerata del cibo che serve e da una scelta per formati e ricette complicati che non vengono riadattati. Tutto viene preparato in abbondanza, al punto che le pietanze non vengono consumate nemmeno nei giorni a seguire, fino a quando gli ospiti non ne possono più e, quindi, si buttano.
In pratica succede che ci sente pieni come un uovo e, trattandosi, di alimenti ad alta deperibilità non possono che marcire. Oltre allo spreco alimentare, c’è anche quello degli imballaggi. Nel periodo indicato ne sono stati prodotti 80 mila tonnellate di rifiuti in carta e cartone, più di 3 chili a famiglia. E’ un processo irreversibile.
Si è consapevoli dello spreco ma non si riesce a farne a meno, mentre a Gaza non hanno nemmeno una ciotola di farina!