L’IA ha la precedenza per certi imprenditori che non assumono personale se non dopo aver valutato le soluzioni che offre questa tipologia di intelletto informatico.
L’Intelligenza Artificiale (IA) sarà l’inizio dell’apocalisse del lavoro? Se si volge lo sguardo all’indietro, agli ultimi 20 anni, ci si rende conto della profonda trasformazione della società e del mercato del lavoro. La rivoluzione è stata così rapida, forse come mai nella storia. Sono mutati i rapporti sociali e quelli di produzione, grazie alla tecnologia pervasiva e all’arrivo della IA, l’ultima dea scesa dall’Olimpo per mostrarci le sue virtù taumaturgiche.
Processi sociali così cruenti hanno bisogno di vittime sacrificali, coloro che per una ragione o per l’altra non riescono a stare al passo dei tempi. Un tempo la laurea costituiva uno strumento efficace per entrare nel mercato del lavoro. Oggi non basta più. A parte la concorrenza di chi è provvisto dello stesso titolo di studio, bisogna fare i conti con lei, l’onnipresente IA. Infatti, quest’ultima sta radendo al suolo, come un esercito di bulldozer, tutti quei tipi di lavoro senza alcuna esperienza precedente. Sarebbe antieconomico per le aziende investire in formazione professionale, quando c’è il pronto soccorso dell’IA, che quelle mansioni le può svolgere senza lamenti.
La British Standards Institution (BSI) – l’ente nazionale di normazione del Regno Unito, fondato nel 1901, il più antico ente di normazione al mondo, sviluppa e commercializza norme (dette “BS” o “British Standards“), soluzioni e servizi di certificazione per aiutare le organizzazioni a migliorare la qualità, l’efficienza e l’affidabilità dei propri prodotti e processi in tutti i settori, ha effettuato una ricerca sul tema, i cui dati fanno accapponare la pelle, definendo lo scenario futuro “jobocalypse”, ovvero l’apocalisse del lavoro.
In Cina, Giappone, Australia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito, ben il 41% delle aziende consultate, hanno seraficamente dichiarato che prima di assumere personale si rivolgono alle soluzioni che può offrire l’IA. In base alle previsioni per l’anno prossimo, secondo cui i posti disponibili saranno ridotti, per i neoassunti, dei 2/5, il management ritiene che l’IA sia molto conveniente. Secondo questa visione, l’attuazione dell’IA nelle imprese riequilibra le ripercussioni sconvolgenti sui lavoratori.

D’altronde molti lavori con cui hanno iniziato il loro percorso gli attuali dirigenti aziendali sono scomparsi e, qualora qualcuno sopravvivesse, c’è pronta l’IA a sostituirlo. Il grave pericolo è la creazione di una congrua parte della forza lavoro senza formazione professionale. Questo processo ingrosserà le sacche di povertà e il disagio sociale di molti lavoratori, che si ritroveranno nell’abisso del degrado. Gli adoratori delle virtù salvifiche dell’IA ritengono, al contrario, che queste previsioni allarmistiche sono esagerate, in quanto la sua introduzione nei processi produttivi delle aziende, è molto più lenta e composita di quanto si pensasse.
Malgrado l’utilizzo dei nuovi strumenti sia molto facile, l’efficacia della loro introduzione dipende dai settori di inserimento. Ad esempio nei dipartimenti tech l’IA ha trovato facile accesso, mentre in comparti come sanità, finanza e giurisprudenza trova difficoltà a causa di ostacoli normativi e limiti organizzativi. Attualmente l’IA è utilizzata come supporto, ma il pericolo sarà palpabile quando le imprese dovranno pensare a flussi completi di lavoro automatizzati.
Ed è qui che casca l’asino, come si dice in gergo popolare, anche perché un processo di questo tipo, sia dal punto di vista dell’innovazione imprenditoriale che per i suoi devastanti effetti sui lavoratori, avrebbe bisogno di un Progetto Politico che sappia accompagnarlo in maniera equa e giusta.
Ma, ahinoi, è proprio quello che manca, a livello nazionale e internazionale!