La Procura contro Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta: il caso che ha scosso la Lombardia. Tra gli indagati Errante Parrino, cugino di Messina Denaro.
Milano – La maxi inchiesta “Hydra” della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano arriva a un punto di svolta: il procuratore Marcello Viola e i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane hanno chiesto il rinvio a giudizio per 143 persone, accusate di far parte di una presunta alleanza tra Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta in Lombardia. Secondo l’accusa, i vertici delle tre organizzazioni mafiose avrebbero dato vita a un “sistema mafioso lombardo”, un consorzio criminale strutturato per gestire attività illecite, dalle estorsioni al traffico di droga, fino alle infiltrazioni finanziarie. Tra gli indagati spicca Paolo Aurelio Errante Parrino, legato al mandamento di Castelvetrano del cugino, il boss Matteo Messina Denaro, e in carcere dal 28 gennaio scorso.
Cosa Nostra, Camorra, ‘Ndrangheta: l’Hydra in Lombardia
L’indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, ha preso il nome di “Hydra” per simboleggiare un’organizzazione a più teste, capace di rigenerarsi. Avviata nel 2019, si è concentrata inizialmente sulla riorganizzazione della ‘Ndrangheta a Lonate Pozzolo (Varese), per poi allargarsi a un’alleanza trasversale tra le mafie storiche italiane. La Procura ha ipotizzato un patto strutturato, un “sodalizio orizzontale” in cui i clan condividevano strategie e profitti, infiltrandosi nell’economia legale lombarda. Nel ottobre 2023, però, il gip Tommaso Perna aveva rigettato 142 delle 153 richieste di misura cautelare avanzate dalla Dda, disponendo solo 11 arresti e smontando l’accusa di associazione mafiosa come “consorzio”. Una bocciatura che aveva acceso uno scontro tra pm e ufficio gip, con la Procura che non si è arresa, ricorrendo al Tribunale del Riesame.
A distanza di un anno, nell’ottobre 2024, il Riesame ha ribaltato la decisione di Perna, riconoscendo l’esistenza di un’associazione mafiosa e disponendo il carcere per 41 indagati. La Corte di Cassazione ha poi confermato l’impianto accusatorio a inizio 2025, dando il via libera agli arresti, tra cui quello di Errante Parrino, figura di spicco legata al boss Messina Denaro. Per i giudici, il “sistema mafioso lombardo” non è una mera somma di clan, ma un’organizzazione unitaria che opera sia sul piano “militare” – con estorsioni e narcotraffico – sia su quello finanziario, infiltrandosi in appalti e società.
Minacce e scorte rinforzate ai magistrati
L’inchiesta non è stata priva di conseguenze per i magistrati. Nei mesi scorsi, Marcello Viola e Alessandra Cerreti hanno ricevuto minacce di morte ritenute “serie e circostanziate”, legate proprio a “Hydra”. Le misure di sicurezza delle loro scorte sono state rafforzate, con divieti di parcheggio vicino alle abitazioni e un’attenzione massima da parte delle forze dell’ordine. Un segnale della pressione esercitata da un sistema criminale che, secondo la Procura, si sente minacciato dall’avanzare delle indagini.
Inchiesta Hydra: verso il maxi processo
Ora la parola passa al gup, che dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio in una maxi udienza ancora da fissare. Tra gli indagati, oltre a Errante Parrino, figurano presunti vertici e affiliati delle tre mafie, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti e riciclaggio. La Procura sostiene che il “consorzio” abbia trasferito nel sodalizio i tratti distintivi di ciascuna organizzazione – la disciplina della ‘Ndrangheta, il controllo del territorio di Cosa Nostra, l’aggressività della Camorra – creando una struttura inedita e pericolosa.