Il primo cittadino di Cinquefrondi, nella Piana di Gioia Tauro racconta le sue battaglie quotidiane. Dalla legalità all’autonomia differenziata, alla sanità.
Reggio Calabria – A Cinquefrondi, piccolo Comune al sole della Piana di Gioia Tauro, c’è un sindaco che ha fatto molto parlare di sé, prima di tutto per il suo impegno nella lotta alla legalità. Testimonianza sono i due attentati intimidatori che ha subìto per il suo essere ‘scomodo’. Nel paese della città metropolitana di Reggio Calabria, e non solo, sanno perfettamente che Michele Conia, avvocato, classe ‘76, è un osso duro. Ma sanno anche che il suo sguardo è aperto alle tragedie umane, tanto che il suo Comune è stato denominato dalla stampa nazionale ‘comune dei diritti per l’accoglienza agli stranieri’.
Il suo impegno civile le è costato gravi intimidazioni, visto che è anche delegato ai Beni Confiscati e alle Periferie. Cosa vuole dire essere un sindaco in prima linea in una terra difficile?
“Il ruolo di sindaco comporta pesanti responsabilità e siamo esposti in prima linea nel lavoro quotidiano, impegnati a fronteggiare le emergenze sul territorio. Per la mia comunità mi sforzo di essere punto di riferimento, presenza costante e interprete delle esigenze delle cittadine e dei cittadini. Anche io come amministratore, e per la mia attività improntata alla trasparenza, alla legalità e lotta alla criminalità organizzata, ho subito danneggiamenti in alcune proprietà di famiglia e minacce di morte con chiari messaggi intimidatori. Questi gesti vigliacchi non mi hanno piegato ma ho continuato a lavorare con maggiore vigore per trasmettere valori di legalità, impegno e coraggio e ispirando le nuove generazioni. Nell’ultimo Report “Amministratori sotto tiro” redatto dall’associazione “Avviso Pubblico” si apprende che sono tornati a crescere gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori, delle amministratrici locali e del personale della Pubblica Amministrazione in Italia: nel primo semestre del 2024 sono stati 193 i casi censiti, un aumento del 20,6% rispetto allo stesso periodo del 2023, quando furono 160. La Calabria è la più colpita e in 14 anni, dal 2010 al 2023, gli attacchi sono stati 801, con una media di 57 ogni anno e con un aumento, nel 2023, del 21% rispetto all’anno precedente. Il nostro borgo è stato riconosciuto dalla stampa nazionale come “modello Cinquefrondi” per le politiche di inclusione e per aver fatto dell’accoglienza e della cultura dell’antimafia il nostro tratto distintivo e la nostra forma di resistenza. Sono convinto che la promozione della cultura contrasti la povertà educativa e favorisca percorsi di integrazione e le parole di Antonino Caponnetto sono più vive che mai “La mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. A Cinquefrondi sono stati istituiti due nuovi corsi di studi superiori : il liceo musicale e coreutico. Per i ragazzi e le ragazze appassionati di danza e musica si materializza un’opportunità decisamente importante e rappresenta un altro passo in avanti contro lo spopolamento delle aree interne, il rilancio e il consolidamento della centralità del nostro borgo in tutto il territorio circostante”.

Un’altra battaglia su cui è impegnato dal 2018 è quella contro l’autonomia differenziata: ha raccolto già 600 adesioni ed è stato anche audito, a marzo scorso, dalla Commissione Affari costituzionali. Cosa non la convince del federalismo fiscale?
“Avendo intuito i gravi rischi per la democrazia e la vita economica e sociale del Paese, il comune che amministro, Cinquefrondi, è stato il primo in Italia che, nel dicembre 2018, ha adottato una delibera contro l’attuazione del federalismo fiscale e nell’aprile successivo ha avviato il ricorso contro il sistema di perequazione del Fondo di solidarietà comunale, invitando gli altri comuni a fare altrettanto. Inoltre lo scorso 14 marzo 2024 sono stato audito in Commissione Affari costituzionali nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione” e ho ribadito con coerenza e profonda convinzione le motivazioni per cui vada portata avanti la lotta iniziata più di 5 anni fa, rimarcando con fermezza la contrarietà al disegno di legge sull’Autonomia differenziata, vero e proprio attacco all’unitarietà dei diritti sociali, destinato a produrre una cristallizzazione dei divari esistenti e un aumento delle disuguaglianze. Ho anche spiegato che sarebbe più opportuno parlare di Livelli Uniformi di prestazione in quanto i LEP sarebbero un’eguaglianza costruita sul minimo, che lascerebbe invariate le attuali e gravi disparità. Nella recente sentenza n. 192/2024 del 3 dicembre scorso, la Corte Costituzionale si è pronunciata sul giudizio di legittimità costituzionale della Legge Calderoli imponendo una revisione radicale dell’architettura della legge sulla autonomia differenziata precisando l’impossibilità di devolvere intere materie e limitandosi alle singole funzioni, la necessità di definire i Lep, ribadendo il ruolo centrale del Parlamento. Continuerò a battermi nelle istituzioni e nelle piazze mobilitate, che mi hanno visto sempre presente, per il riconoscimento dei principi dell’unità della Repubblica, della solidarietà tra le regioni, dell’eguaglianza e della garanzia dei diritti dei cittadini e delle cittadine, dell’equilibrio di bilancio, denunciando i pericoli di sostenibilità finanziaria a livello nazionale e di iniquità tra territori non escludendo il materializzarsi di scenari assai preoccupanti sia per il buon funzionamento delle pubbliche amministrazioni sia per i conti pubblici. Sono convintamente schierato accanto ai Comitati territoriali contro ogni autonomia differenziata e pronto alla mobilitazione su un progetto di modifica del Titolo V, per abrogare il 3 comma dell’articolo 116″.

Avrà di certo visto gli ultimi femminicidi di questi giorni, che scuotono ancora l’opinione pubblica. Il suo Comune con lei ha modificato lo statuto stabilendo che in ogni processo in cui ci sia una donna uccisa o maltrattata vi costituirete parte civile. E avete anche in progetto la creazione di un centro antiviolenza. Un’emergenza di certo nazionale, ma qual è la situazione nell’area del Reggino?
“Trovo inaccettabile che in Italia, dall’inizio dell’anno, si siano consumati ben 15 uccisioni di donne per mano del proprio partner o dell’ ex compagno. Stando all’ultima relazione dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere (2023- 2024) il confronto tra la realtà calabrese e le altre regioni italiane evidenzia un quadro non confortante. La Calabria è sopra la media nazionale per i “reati spia” di stalking e maltrattamenti contro familiari e conviventi e per i femminicidi. Secondo quanto riporta la relazione dell’Osservatorio negli ultimi 5 anni in Calabria ci sono stati 16 femminicidi: nella provincia di Cosenza 7; nella provincia di Catanzaro 4; nella provincia di Crotone 1; nella provincia di Vibo Valentia 1; nella provincia di Reggio Calabria 3. E’ una diffusione del fenomeno preoccupante, che colpisce tutte le provincie calabresi, con una incidenza maggiore nella provincia di Cosenza. Inoltre, l’indice di femminicidio in Calabria è superiore alla media nazionale ed è superiore alle altre regioni del Sud. Secondo me, contro discriminazioni e violenza di genere occorre un cambio di paradigma contro gli stereotipi di genere e la prevaricazione maschile, per lo sradicamento della cultura patriarcale. Educare le bambine , i bambini e gli adolescenti al rispetto, costruire relazioni basate sui principi di parità, equità, valorizzando le differenze sono le basi per una società accogliente, inclusiva e non violenta. Una misura per me fondamentale è l’esigenza del reinserimento e l’inclusione lavorativa delle donne vittime di violenza per lo loro indipendenza economica. Per questo motivo, fin dal primo mandato, ho modificato lo statuto del Comune rendendo obbligatoria la costituzione di parte civile in tutti i reati ed episodi di violenza contro le donne, ho inserito Cinquefrondi nel circuito “La Città delle Donne”, ottenendo finanziamenti per la realizzazione di un Centro antiviolenza “La casa di Roberta” in un terreno confiscato alla ‘ndrangheta . L’ultimo rapporto “Le equilibriste” di Save the Children e Istat, fotografa gli equilibrismi nei quali le donne madri lavoratrici sono costrette a districarsi per conciliare vita professionale e familiare, gestione quotidiana della genitorialità e carichi di cura. E i dati sono tutt’altro che incoraggianti: il report vede, infatti, la Calabria occupare la poco invidiabile 17esima posizione. Il rapporto valuta, attraverso 11 indicatori, la condizione delle madri in tre diverse aree: quella della cura, del lavoro e dei servizi operando anche un confronto tra percorsi di welfare di alcuni Paesi europei. Ancora una volta sono le regioni del Nord ad essere più mother friendly, in alcuni casi con valori molto più alti della media nazionale. Male invece la Calabria che si attesta agli ultimi posti. Da non sottovalutare anche il nesso tra donne e incarichi nelle istituzioni: il ruolo femminile nelle istituzioni è ancora molto limitato sia in termini di rappresentanza che di incarichi ricoperti. Dai dati del 2023 del Ministero degli Interni si apprende che in Calabria su 404 comuni solo 30 sono le sindache. Dal Report, nell’area della Rappresentanza, relativa alla percentuale di donne in organi politici a livello locale per regione, si evince che la Calabria è, ancora una volta, in fondo alla classifica”.

Lei è anche presidente di un’associazione, “città degli ulivi”, che raccoglie 33 sindaci della Piana di Gioia Tauro. Di cosa vi occupate?
“L’Associazione “Città degli Ulivi” riunisce i sindaci e le sindache dei Comuni della Piana di Gioia Tauro con l’intento di mettere in campo un’azione sinergica, unendo le forze, superando i campanilismi e le divisioni di partito nel comune intento di dare risposte concrete alle nostre comunità attraverso il dialogo costruttivo con le istituzioni. Ogni comune contribuisce con le proprie proposte su argomenti cruciali che riguardano lo sviluppo del nostro territorio e la gestione delle politiche locali: dalla sanità alle politiche ambientali, dal rischio idrogeologico alla sicurezza senza dimenticare i trasporti. Su quest’ultimo argomento , riferendomi al recente rapporto di Legambiente “Pendolaria” grande dimenticato è il Mezzogiorno: qui le corse dei treni regionali e l’età media dei convogli sono ancora distanti dai livelli del resto d’Italia. Al sud i treni sono più vecchi, alcune linee viaggiano a scartamento ridotto o sono dismesse come la linea che da Gioia Tauro porta a Palmi e a Cinquefrondi, il cui servizio è sospeso da 13 anni e che rappresenta, per noi sindaci della Piana, un obiettivo per un progetto concreto di riattivazione”.

Un’altra piaga della Calabria, e non solo, è quella della sanità, tra mancanza di posti letto e liste d’attesa lunghissime. E lei non fa mai mancare la sua presenza nelle mobilitazioni per cambiare il sistema ormai al collasso. E ancora la migrazione sanitaria – i “viaggi della speranza” – per chi se lo può permettere. Ha anche consegnato un riconoscimento ai medici cubani che prestano servizio negli ospedali calabresi. Ci racconti la sua esperienza.
“La sanità calabrese è al collasso e la recente decisione del Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato di emergenza del sistema ospedaliero per 12 mesi ne è la riprova. Incrociando i dati della Fondazione Gimbe e del rapporto SVIMEZ – Save the children si evince che è la Calabria ad avere il triste primato della migrazione sanitaria con una mobilità oncologica che raggiunge il 43%. Considerando il fenomeno dei cosiddetti “viaggi della speranza”, ovvero dei flussi di pazienti che si spostano fuori regione per curarsi, si scopre che quasi tutte le regioni del Centro-Sud, hanno accumulato un saldo negativo pari a 14 miliardi di euro”. La Calabria è anche maglia nera per le cure palliative e risulta sotto la media per l’assistenza degli anziani nelle rsa. Trovo inaccettabile che nel 2022 il 7,2% dei calabresi abbia rinunciato a curarsi dichiarando di non disporre di soldi per far fronte alle spese mediche presso le strutture private per ridurre i tempi di attesa, con una diminuzione della spesa annuale delle famiglie calabresi calata del 15% in un anno. Critico anche l’aumento della migrazione sanitaria dei pazienti in età pediatrica con punte del 23,6% in Calabria che è ultima anche per le prevenzione oncologica dove solamente il 42,5% delle donne tra i 50 e i 69 anni si è sottoposta ai controlli”. Tra un bambino nato nel 2021 in provincia di Bolzano, che ha un’aspettativa di vita in buona salute di 67,2 anni, e uno nato in Calabria, con un’aspettativa di vita di 54,2 anni, esiste un gap di ben 12 anni che si approfondisce a 15 se ci si riferisce alle bambine, stando alle rilevazioni della XIII edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio, dal titolo “Come stai?” di Save the Children. Dalla stampa apprendo che i doctores cubani rimarranno fino al 2027 e che spesso i nuovi bandi di assunzione vanno deserti e in uno degli ultimi avvisi per 159 posti in emergenza-urgenza, hanno aderito solo in tredici. Difficoltà anche a reperire medici per le guardie mediche di cui ne occorrono 574. Lo scorso 27 luglio, nella sala del Consiglio comunale, ho avuto l’onore di ricevere, e premiare con una targa celebrativa, una delegazione di camici bianchi caraibici che hanno prestato un encomiabile servizio nelle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi. Cinquefrondi, ribattezzato dalla stampa nazionale Comune dei diritti e famoso per integrazione e accoglienza, con commossa riconoscenza ha ringraziato i medici cubani per la competenza e la passione e ha tributato loro un gesto semplice di sincera amicizia, di solidarietà internazionale, cooperazione e aiuto reciproco tra i popoli quando, soprattutto nei momenti di crisi, rimanere uniti è ancora più difficile. La mia gente prova per loro un grande affetto e una profonda ammirazione per l’importante lavoro svolto nelle strutture del servizio sanitario regionale calabrese. Non a caso il Nobel per la pace, la cui candidatura risale ai tempi del Covid, sarebbe stato più che meritato. Non dimentichiamo che gli specialisti del contingente cubano esperti e scrupolosi hanno lavorato e lavorano gomito a gomito con il personale medico e paramedico delle strutture calabresi per salvare vite umane. Cardiologi, radiologi, anestesisti, pediatri, ginecologi, ematologi, medici di medicina generale hanno accettato di lasciare per qualche tempo le loro famiglie per venire a lavorare negli ospedali calabresi, aiutando la regione a fronteggiare l’emergenza sanitaria e la carenza di personale negli ospedali. Non dimentichiamo che noi sindaci siamo la prima autorità sanitaria sul territorio e la salute delle nostre comunità è una priorità e per questo ritengo fondamentale l’impegno sinergico tra amministratori e direttori sanitari di Asp e Ao nella costruzione di politiche di welfare volte a migliorare le performance assistenziali. La pandemia ci ha dimostrato che per alleggerire le strutture ospedaliere e i pronto soccorso è determinante la capillarità di un sistema integrato territoriale di servizi sanitari e socio-sanitari di prossimità ma è necessario il coinvolgimento e il coordinamento tra Comuni e autorità sanitarie. Per rispondere ai bisogni delle cittadine dei cittadini sono per me prioritari investimenti strutturali e programmazione per superare i divari e le diseguaglianze tra le diverse aree del Paese, abbattere le liste d’attesa e garantire equità, continuità ed omogeneità di accesso alle prestazioni sanitarie e servizi di qualità, essendo ormai comprovata l’interazione tra stato di salute, livello economico e culturale, livello di povertà e di deprivazione”.