Pene severe per l’inossidabile scilipotismo

Le modalità di procacciare preferenze sono infinite come le strade del Signore. Se le promesse tradite non possono essere sanzionate, la compravendita di voti, al contrario, dal 14 maggio del 2019 prevede pene molto severe.

Roma – Mancano 29 giorni per l’apertura delle urne e le promesse di tutti i partiti impazzano. Ce ne sono per tutti i gusti e le età: dai più giovani agli anziani, per coloro che non hanno lavoro, per i dipendenti, le imprese e le famiglie in difficoltà. Le offerte sono tra le più variegate e coprono tutti gli interessi personali e collettivi. Insomma il discorso dei vari candidati è chiaro:”…Se voti per il mio partito avrai in cambio ciò che desideri…”. D’altronde le proposte sono talmente ampie ed articolate che non si può sbagliare. Una sorta di promessa elettorale, di scambi e favori collettivi per ogni categoria di elettore, in cambio della preferenza, ma attenzione alla compravendita di voti, è sempre in agguato.

Un do ut des che potrebbe condizionare il cittadino qualora decidesse di votare e in ballo ci sono milioni di consensi. Si va dalla permanenza del reddito di cittadinanza, con almeno 500 euro mensili pagati dallo Stato, alla flat tax, una sorta di tassa piatta dagli indefiniti contorni, sino alla promessa di uno stipendio in più ad ogni lavoratore, nonché ai bonus a pioggia per i giovani. Nessun cambiamento, in pratica, rispetto a 70 anni fa dove si prometteva di tutto ed anche con mezzi più rozzi. La musica, insomma, non è cambiata anche se i flauti magici sono stati perfezionati divenendo più pervasivi ed ossessionanti.

Ma questo è il clima elettorale e bisogna discernere bene prima di votare. Con la testa anziché con la pancia. Bisogna stare attenti anche alle cattive compagnie sempre dietro l’angolo, mascherate magari da una buona affabulazione nonché da frequentazioni pericolose e poco raccomandabili. Ormai, peraltro, si sa che il rischio di finire in gattabuia e restarci per molti anni è dietro l’angolo, anche se ci si muove soltanto per andare in Parlamento. Certamente stiamo parlando di responsabilità personale ed è altra cosa dai programmi elettorali dei partiti. In ogni caso è opportuno ricordare che l’art. 416 ter del codice penale ha avuto il via libera definitivo del Senato il 14 maggio del 2019, con 157 sì, 81 no e 2 astenuti. Hanno votato contro Pd e Fi:

“…Chiunque accetta, direttamente o a mezzo di intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti appartenenti alle associazioni di cui all’articolo 416 bis… in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità o in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa è punito con la pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416 bis… Se colui che ha accettato la promessa di voti, a seguito dell’accordo, è risultato eletto nella relativa consultazione elettorale, si applica la pena prevista dal primo comma dell’articolo 416 bis aumentata della metà…”.

In tal modo la pena è quella della reclusione da 10 a 15 anni, la stessa prevista per l’associazione mafiosa. La stessa sanzione sarà irrogata per chi promette, direttamente o a mezzo di intermediari, di procacciare i suffragi elettorali. Però ai quindici anni di carcere, nella massima estensione previsti dalla normativa vigente, si aggiungono le “aggravanti speciali”.

Questi includono i politici che vengono eletti i quali, grazie alla compravendita di voti, rischiano fino a 22 anni e mezzo di reclusione. Ultimis in fundo, in caso di condanna per questo reato, è prevista l’irrogazione della pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ma si sa interesse personale e spirito di servizio non coincidono.

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