Il ricercatore, indicato come regista del Movimento 17 ottobre, lascia San Vittore. Per la giudice i suoi post non sono né istigazione né terrorismo.
Milano – Quasi quattro giorni dietro le sbarre di San Vittore, il volto sbattuto su giornali e tv come quello del presunto regista della rivolta, i ministri a festeggiarne la cattura. Poi il colpo di scena. Youssef Siher, il ricercatore trentenne indicato dalla procura come l’amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”, torna in libertà: la Gip Tiziana Landoni, secondo quanto riferiscono fonti legali, ha respinto la richiesta di convalida del fermo e ha detto no al carcere chiesto dalla Pm Francesca Crupi e dal Procuratore Marcello Viola.
Una bocciatura su tutta la linea. Per la giudice non mancano soltanto le esigenze cautelari per tenerlo dietro le sbarre: a monte non c’erano nemmeno i gravi indizi necessari per fermarlo. Aprire e gestire un canale Telegram da 11mila iscritti e una pagina Instagram arrivata a 50mila follower non basta per parlare di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. E neppure di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, il reato nuovo di zecca introdotto dall’ultimo decreto del governo Meloni proprio dopo i saccheggi milanesi.
La Procura aveva provato a sostenere un’accusa insolita. Nei post di Youssef Siher, ammettevano gli stessi Pm, non c’erano “diretti riferimenti” a devastazioni e saccheggi. Ma quei messaggi avrebbero avuto una “forza di suggestione e persuasione” capace di trasformarsi in una “dichiarazione di guerra continua”, tale da “incutere un profondo timore nella popolazione” e “destabilizzare l’ordinaria vita civile”. Una tesi che la Gip ha respinto in blocco.

C’è poi un dettaglio decisivo: il canale è nato la sera del 18 ottobre, quando le due giornate di devastazioni nel cuore di Milano, il 17 e il 18, si erano già consumate. Siher era stato fermato nella notte di sabato scorso, dopo un’intera giornata trascorsa in Questura.
Davanti alla giudice, martedì, il ricercatore aveva scelto il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere, e si era rifiutato di consegnare alla Digos il codice di sblocco del cellulare. A parlare per lui i suoi avvocati, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar: “Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato”. Al suo fianco si era schierata anche la sua relatrice di tesi alla Statale, la docente Elisa Giunchi, che in tv aveva denunciato una “vergognosa gogna mediatica“ contro “un ragazzo studioso, molto intelligente e idealista”.
Ora Siher esce dal carcere. La partita giudiziaria, però, non è chiusa: l’inchiesta prosegue e lui resta indagato a piede libero, come la moglie. E resta aperta la domanda che divide il Paese: dove finisce la protesta e dove comincia il reato?



