Davide Iacopini si è risvegliato: l’attore vittima della banda della minicar è vigile

Dopo tre settimane e due interventi alla testa comunica con medici e familiari. Resta in terapia intensiva, la prognosi è ancora riservata.

Roma – Ventitré giorni sospesi tra la vita e la morte, poi finalmente uno spiraglio di luce. Davide Iacopini ha riaperto gli occhi. L’attore romano di 42 anni, la vittima più grave della banda della minicar che a inizio ottobre ha seminato il terrore nel quartiere Monteverde, ha ripreso conoscenza: è vigile e riesce a comunicare con i medici e con i suoi familiari, che non lo hanno lasciato un solo giorno. Una notizia attesa con il fiato sospeso, arrivata dal reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Camillo-Forlanini, dove è ricoverato dalla sera del 5 ottobre.

Il risveglio è stato lento e accompagnato passo dopo passo dai medici, che hanno ridotto in modo graduale la sedazione dopo i due interventi neurochirurgici a cui Iacopini è stato sottoposto nelle scorse settimane per il grave trauma cranico. Le sue condizioni migliorano e presto potrebbe lasciare la terapia intensiva per un altro reparto. Ma è ancora presto per cantare vittoria: la prognosi resta riservata.

Quella sera di inizio ottobre l’attore stava percorrendo in monopattino le strade di Monteverde Vecchio quando una minicar nera elettrica, silenziosa, gli si è affiancata. Dal lato del passeggero è partito un calcio: Iacopini ha perso l’equilibrio, si è schiantato contro un’auto parcheggiata ed è rimasto a terra privo di sensi. Non era un caso isolato. Tra il 4 e il 5 ottobre, in appena 48 ore, le aggressioni sono state sei, tutte contro pedoni e persone in monopattino scelti a caso.

A bordo della vettura c’erano due ragazzi di 16 e 17 anni. A incastrarli, il 14 ottobre, sono stati gli adesivi con un cobra rosso applicati da un’officina sul cofano e sui vetri della minicar, oltre alle telecamere del quartiere. Il più grande, figlio di un carabiniere, era alla guida. Davanti agli investigatori hanno confessato con parole che hanno fatto rabbrividire l’Italia: “Quella notte ci siamo divertiti così”. Una bravata nata, avrebbero spiegato, per festeggiare il compleanno di uno dei due.

Poi, davanti al pm della Procura per i minorenni, il 20 ottobre, l’ammissione più amara: “L’abbiamo visto fare su TikTok. È pieno di video dove ci sono persone che danno spintoni a passanti scelti a caso. Nessuno si faceva niente. Credevamo che avrebbe funzionato così anche per noi”. E ancora: “Non finiremo mai di scontare questa pena. Abbiamo sbagliato”.

Oggi i due sono accusati di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. Spetterà al Pubblico ministero decidere quale misura cautelare chiedere al giudice: si va dall’obbligo di firma legato alla scuola al collocamento in comunità, fino al carcere minorile.