Il vicesegretario leghista ha commentato il manifesto dell’ex governatore veneto. “L’ho letto in modo superficiale, non è il mio benchmark”.
Fredda risposta di Roberto Vannacci al manifesto politico di Luca Zaia. L’eurodeputato e vicesegretario della Lega, braccio destro di Matteo Salvini, ha liquidato in poche parole la visione dell’ex presidente del Veneto sul futuro del centrodestra: “Zaia non è il mio riferimento”.
Interpellato dall’ANSA sul documento pubblicato lunedì 5 gennaio dal Foglio, il generale ha ammesso di averlo “letto in maniera molto ma molto superficiale” per poi chiarire senza mezzi termini: “Non è il mio benchmark”. Una presa di distanza netta che evidenzia le diverse sensibilità all’interno del Carroccio.
Il manifesto di Zaia, articolato in cinque punti fondamentali – autonomia, politica estera, sicurezza, giovani e diritti civili – traccia un profilo di centrodestra moderato e liberale. L’ex governatore veneto, pur apprezzando la stabilità dell’attuale esecutivo e i risultati economici ottenuti “in una congiuntura globale durissima”, lancia una sfida: dimostrare di essere “una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro”.
Sul tema dell’autonomia, Zaia ricorda che si tratta di un principio costituzionale del 1948, non di “una concessione né un capriccio identitario”. L’ex governatore denuncia come il centralismo abbia prodotto “due Italie”, riconoscendo l’esistenza di una “questione meridionale inaccettabile moralmente” ma anche di una “questione settentrionale” legata al residuo fiscale generato da poche regioni del Nord.
In politica estera, Zaia vede l’Italia come “potenza di equilibrio” capace di fare da ponte tra Europa e Stati Uniti, forte anche della rete degli italiani all’estero. Sulla sicurezza, sottolinea che “il rispetto delle regole non è né di destra né di sinistra” e che la vera sfida non è la militarizzazione ma la presenza sul territorio.
Il passaggio più delicato riguarda i diritti civili e il fine vita. “La destra vincente è quella liberale”, afferma Zaia, aggiungendo che “i temi etici, civili, del fine vita non possono essere tabù ideologici”. Una posizione che si distanzia dalla linea più conservatrice: “Una destra matura non impone visioni” e “le questioni legate ai diritti civili e alla fine vita non possono essere liquidate con un sì o un no pregiudiziale”.
Parole che suonano come una critica implicita a chi, nel centrodestra, assume posizioni più rigide su questi temi. E forse proprio questo approccio liberale spiega la freddezza di Vannacci, noto per le sue posizioni più tradizionaliste. La distanza tra i due esponenti leghisti sembra confermare le tensioni interne al partito sul modello di destra da proporre agli italiani.