A Torrimpietra, alle porte di Roma, vittima Alberto Di Pietro, titolare della nota catena “Alberto’s”. I carabinieri indagano su una banda dell’Est Europa, possibili legami con il colpo nella villa di Maria Sole Agnelli.
Roma – Notte di rapina e terrore nella villa di Alberto Di Pietro, noto imprenditore della ristorazione e titolare della catena di pizzerie “Alberto’s”, sulla via Aurelia a Torrimpietra. Una banda di malviventi ha fatto irruzione, intorno alle 3:30 di giovedì 3 aprile, nel complesso residenziale di via Giovanni Mestica, nella campagna di Tragliata. Erano almeno tre e sono entrati forzando una porta. A dare l’allarme è stato il chihuahua di famiglia, che con il suo abbaiare ha svegliato Di Pietro. Un gesto che gli è costato caro: i banditi lo hanno afferrato e scagliato oltre la recinzione, causandogli un malore fatale per lo spavento.
La dinamica: una rapina rapida e organizzata
I banditi, che indossavano guanti e parlavano con un accento dell’Est Europa, hanno agito con precisione e velocità. Dopo aver sfondato una portafinestra, hanno bloccato Di Pietro al piano terra, mentre controllavano a vista le figlie al piano superiore. Le pistole, pur non usate, sono servite a intimidire le vittime, che non hanno avuto nemmeno il tempo di accendere la luce. «Erano aggressivi, abbiamo temuto il peggio», ha raccontato l’imprenditore ai carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, diretti nelle indagini dal capitano Marco Belilli.
La banda sembrava convinta di trovare una cassaforte, ma in casa non ce n’era alcuna. Dopo una perquisizione frettolosa, i malviventi sono fuggiti con un bottino modesto: circa mille euro in contanti, alcuni gioielli e borse firmate, per un valore complessivo di poche centinaia di euro. Un colpo lontano dal bottino di 100 mila euro sottratto a gennaio dalla villa di Maria Sole Agnelli, a pochi chilometri di distanza.
Paralleli con la rapina in casa Agnelli
La vicinanza territoriale e le modalità operative – irruzione notturna, ostaggi immobilizzati, ricerca di una cassaforte – spingono gli inquirenti a ipotizzare un’unica regia dietro i due episodi. Nel caso Agnelli, i ladri avevano legato un vigilante e la governante, portando via gioielli e denaro mentre la 99enne padrona di casa dormiva ignara. Anche allora, l’accento dell’Est Europa era emerso dalle testimonianze. «La banda sembra organizzata e abituata a colpire ville isolate», spiegano fonti investigative. Tuttavia, l’assenza di telecamere nella villa di Di Pietro complica il lavoro: nessuna immagine diretta è disponibile, a differenza del caso Agnelli, dove la videosorveglianza aveva fornito indizi.
Le indagini: si cerca nell’area
I carabinieri stanno setacciando gli impianti di videosorveglianza della zona, sperando di intercettare l’auto usata per la fuga lungo la via Aurelia. Gli esami scientifici sulle fascette e sulle superfici toccate dai banditi – nonostante i guanti – potrebbero rivelare tracce biologiche confrontabili con quelle rilevate a gennaio. Di Pietro ha escluso la presenza di un basista: «Non abbiamo personale sospetto né lavori recenti in casa».
Un bottino scarso, ma tanta paura
Rispetto al colpo ad Agnelli, il bottino è stato deludente per i rapinatori, che forse si aspettavano una preda più ricca vista la notorietà dell’imprenditore. «Ci siamo spaventati a morte», ha aggiunto Di Pietro, ancora scosso. La famiglia, pur illesa – a parte il cane rimasto ucciso –, porta i segni psicologici di un’aggressione durata pochi minuti ma vissuta come un’eternità.
Le indagini proseguono a ritmo serrato, con un’ipotesi che prende corpo: una banda dell’Est Europa, forse la stessa di gennaio, potrebbe aver fatto di Torrimpietra il suo terreno di caccia. Resta da capire se i due episodi siano solo l’inizio di una serie più ampia, in un’area che, da tranquilla campagna romana, si sta trasformando in un bersaglio per criminali organizzati.