Toni da guerra fredda all’ombra di Varsavia

Dalla notte delle spintone al vertice d’urgenza con i partiti, la Polonia precipita nel caos istituzionale tra il pugno di ferro di Tusk e le barricate dei fedelissimi di Nawrocki.

Polonia – La democrazia polacca si ritrova a fare i conti con una vera e propria notte di passione istituzionale. Davanti alla Corte Costituzionale della capitale, il confronto tra il blocco di governo filoeuropeo e l’ala conservatrice si è trasformato in un corpo a corpo che segna il punto di non ritorno nella guerra per il controllo della magistratura.

A far esplodere la polveriera è stato il provvedimento di sospensione per trenta giorni firmato dal magistrato Anna Korwin-Piotrowska ai danni del presidente della Corte, Świeczkowski, e del suo vice Sochański. Quando a entrambi è stato sbarrato l’accesso al tribunale, centinaia di sostenitori del partito Diritto e Giustizia (PiS) sono scesi in strada, trasformando il piazzale antistante in un presidio incandescente contenuto a stento dalle forze dell’ordine.

Il rientro lampo dal Senegal del capo dello Stato Karol Nawrocki, solido alleato della destra e di Donald Trump, ha ulteriormente alzato la tensione. Giunto a mezzanotte tra i cori della folla, Nawrocki è rimasto dentro il palazzo fino all’alba, scatenando una guerra di ricostruzioni opposte sul suo ingresso.

Per l’esecutivo, che ha diffuso un video attraverso il giudice Maciej Berek, il presidente si sarebbe fatto strada con la forza, arrivando a spintonare violentemente la giudice Korwin-Piotrowska per superare i sbarramenti.

Per il fronte conservatore, guidato dallo stesso Nawrocki e da Jarosław Kaczyński, si è trattato al contrario di una sfrontata violazione dell’inviolabilità presidenziale e di un vero e proprio “attacco al cuore dello Stato” orchestrato dal governo.

Sotto questa facciata muscolare giace un nodo giuridico irrisolto da mesi. Nawrocki continua a rifiutare il giuramento a cinque giudici eletti dalla maggioranza centrista, lasciando la Consulta in un limbo che dura dal governo precedente e che ha già attirato le censure della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Commissione di Venezia. Ora il ministro della Giustizia, Waldemar Żurek, punta al raddoppio, chiedendo la revoca dell’immunità per i due alti magistrati sospesi.

Sul piano politico la spaccatura è totale. Il premier Donald Tusk tira dritto e parla di un passaggio obbligato, seppur doloroso, per liberare le istituzioni dalle scorie del populismo; una linea blindata dal ministro degli Esteri Radosław Sikorski e dall’incitamento simbolico del premio Nobel Lech Wałęsa, prontosi a scendere in campo al fianco dell’esecutivo.

Mentre il presidio della destra davanti al tribunale rimane attivo, la palla passa alle trattative politiche d’emergenza convocate al Palazzo Presidenziale. Il timore concreto è che questo scontro di potere sia solo l’inizio di una campagna elettorale permanente e feroce in vista delle prossime consultazioni nazionali.