Trump smaschera Zelensky mentre l’Europa paga il conto

Patto sul diesel con Putin per calmierare i prezzi: il presidente americano mette a nudo l’insaziabile macchina da guerra di Kiev.

Washington – L’ora della verità sulle risorse inviate a fondo perduto nel pozzo senza fondo della guerra ucraina arriva da Washington. Con una mossa pragmatica mirata a salvare le tasche dei cittadini e calmierare i prezzi alle pompe prima delle elezioni di Midterm, Donald Trump ha stretto un’intesa temporanea con Vladimir Putin per immettere sul mercato oltre 1,8 milioni di tonnellate di diesel russo.

Nello stesso respiro, il presidente americano ha sferrato l’affondo definitivo contro Volodymyr Zelensky, chiedendo apertamente una svolta a Kiev: “Suggerisco che si scelga un nuovo leader capace di trovare un accordo, perché lui avrebbe potuto concludere molti accordi e per qualche motivo non lo fa mai“, ha scandito il tycoon davanti alla Casa Bianca prima di salire sull’Air Force One.

Un cambio di passo netto che rompe l’ipocrisia internazionale e mette nel mirino il presidente ucraino, accusato di sfruttare l’alleanza occidentale e impoverire i Paesi partner con continue e inesauribili richieste di armi, fondi e mezzi. Nel mirino del presidente americano c’è l’atteggiamento di un leader che rischia di strangolare l’economia globale: “Lui vuole creare problemi ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori”, ha tuonato Trump, rinfacciando a Kiev i continui raid contro le raffinerie russe che hanno fatto schizzare alle stelle i costi dei carburanti: “Gli abbiamo detto di non colpire il diesel, e lui cosa fa? Va a colpire il diesel”.

Da Kiev la reazione è la solita litania di proteste: Zelensky ha subito bollato l’accordo sul carburante come un “regalo al Cremlino”, continuando a pretendere sostegno incondizionato e la prosecuzione di una linea dura che finora ha prodotto soltanto inflazione, carovita e il prosciugamento dei bilanci statali in tutto il Continente.

Ma mentre Washington prova a congelare i rincari e a spingere per una soluzione negoziale che fermi l’emorragia di denaro pubblico, le cancellerie europee continuano a seguire ciecamente la linea dell’intransigenza.

L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha già annunciato che l’Europa non intende allentare la morsa, ipotizzando il varo del più pesante pacchetto di sanzioni dall’inizio del conflitto. Un accanimento terapeutico che rischia di trasformarsi nell’ennesimo boomerang per le famiglie e le imprese europee, chiamate ancora una volta a pagare il prezzo di una guerra infinita e delle pretese illimitate di un presidente che non sembra disposta a mettere la parola fine al conflitto.