Il femminicidio di Tania Terrin, una tragedia annunciata

Dietro la morte della 39enne di Camponogara c’è una scia di violenza lunga quasi 25 anni, fatta di segnali d’allarme mai raccolti.

Venezia – Ci sono storie che non nascono la notte del delitto, ma un quarto di secolo prima, in silenzio, tra denunce presentate e poi cancellate. È il caso di Tania Terrin, la 39enne uccisa la sera di Ferragosto nel suo appartamento di Camponogara, soffocata dall’ex compagno Dino Keber, il 43enne che poche ore dopo è tornato a casa a Dolo e si è impiccato. Il corpo della donna è stato trovato il 16 agosto, dopo che la madre, senza risposta al telefono e alla porta, aveva chiamato la polizia. Dietro quella morte c’è una scia di violenza lunga quasi 25 anni, fatta di segnali d’allarme mai raccolti.

Un “curriculum” di violenza noto a tutti

Il passato di Keber era tristemente conosciuto. La prima denuncia risale al 2002: a presentarla è una ragazza di appena 16 anni, la sua fidanzata di allora. Ma la querela viene ritirata e non se ne fa nulla. Nel 2010 tocca a un’altra donna, che diventerà sua moglie e madre di una figlia. Né il matrimonio né la paternità cambiano l’uomo, che dopo la separazione finisce al centro di una disputa per l’affidamento della bambina, accusato di maltrattamenti e atti persecutori. Anche queste accuse, poi, vengono ritirate.

Anni di querele presentate e ritirate

Nel 2021 arriva in caserma una terza compagna, con lividi e segni evidenti sul corpo. Denuncia, poi la relazione finisce. Keber ne inizia subito un’altra: anche quella donna racconterà un rapporto violento e tossico, pur senza sporgere denuncia formale. Storie diverse, unite dallo stesso filo rosso: il coraggio di rivolgersi alle autorità e poi il passo indietro. Tutte, oggi, si considerano delle sopravvissute.

Il coraggio di Tania e il Codice rosso mai arrivato

Poi c’è Tania, l’unica che non aveva mai ritirato la denuncia. Aveva detto basta a dicembre, quando Keber l’aveva colpita a un orecchio fino a farle perdere i sensi. La relazione era finita, ma i due continuavano a sentirsi. Ad aprile la seconda aggressione: presa per il collo alle spalle fino a soffocare. Prima di denunciare, Tania aveva contattato l’ultima fidanzata dell’uomo, che le aveva confermato tutto e raccontato i precedenti delle altre ex.

La fedina penale di Keber immacolata

La donna aveva fatto partire la procedura del Codice rosso, ancora in fase di attivazione. A giugno il Questore di Venezia aveva emesso solo un ammonimento, misura preventiva. Nessun braccialetto elettronico, nessuna custodia cautelare. La fedina penale di Keber, nonostante tutto, risultava immacolata.

Ora la parola allo Stato

Il femminicidio di Tania Terrin è già un caso politico. Il ministro Carlo Nordio e il sottosegretario Alberto Balboni valutano l’invio di ispettori alla Procura di Venezia “per capire cosa non abbia funzionato”. “È una sconfitta per lo Stato”, ha ammesso Balboni. Resta una tragedia annunciata. Da 25 anni.