Il deputato di FI avrebbe intascato una somma complessiva di 12mila euro. Coinvolti anche i vertici dell’ente beneficiario di fondi regionali.
Caltanissetta – Un’operazione della Procura nissena ha investito il parlamentare regionale di Forza Italia Michele Mancuso, per il quale è stata avanzata richiesta di arresti domiciliari insieme ad altri quattro soggetti. L’indagine riguarda presunte irregolarità nell’erogazione di risorse pubbliche e il versamento di denaro per ottenere favori istituzionali. Sarà il giudice per le indagini preliminari a decidere se accogliere le misure cautelari richieste.
L’ipotesi investigativa coordinata dal procuratore capo Salvatore De Luca delinea il presunto meccanismo corruttivo: il deputato avrebbe intascato in tre momenti distinti, tra la fine del 2024 e maggio 2025, una somma complessiva di 12mila euro. In cambio, avrebbe agevolato un’associazione di San Cataldo per l’ottenimento di quasi centomila euro di contributi regionali ufficialmente destinati all’organizzazione di manifestazioni artistiche nel territorio provinciale.
Le risorse pubbliche in questione, 98mila euro, furono autorizzate attraverso una disposizione legislativa regionale approvata nell’estate del 2024. Ma secondo gli investigatori, dietro l’apparente legittimità formale si nascondeva un doppio livello di illecito: da una parte il pagamento sotto banco al parlamentare per influenzarne l’operato, dall’altra la creazione di documentazione contabile artificiosa.
Oltre al deputato, sono finiti nel mirino degli inquirenti Lorenzo Gaetano Tricoli e tre figure di vertice dell’ente no-profit coinvolto: Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli. Questi quattro sono accusati del reato speculare a quello contestato a Mancuso, ovvero di aver corrotto un pubblico ufficiale. A loro e a un quinto soggetto, Eugenio Bonaffini (l’unico per cui non è stata chiesta la custodia cautelare), viene inoltre imputata la truffa aggravata nei confronti dell’amministrazione regionale siciliana.
L’accusa si fonda sulla presunta falsificazione di documenti fiscali presentati alla Regione per giustificare l’utilizzo dei fondi concessi. Gli investigatori hanno quantificato in 49mila euro l’ammontare delle spese fittizie certificate attraverso fatture non corrispondenti a prestazioni realmente eseguite. Il magistrato inquirente ha già disposto il blocco di 69.496 euro sui conti degli indagati, ritenuti il guadagno illegittimo derivante dall’intera vicenda.
Quest’oggi le operazioni sul campo hanno visto impegnati sia gli investigatori della Mobile nissena che specialisti del Servizio Centrale Operativo della polizia di Stato proveniente dalla Capitale. Tutti gli indagati hanno ricevuto la convocazione formale per sottoporsi all’interrogatorio preventivo previsto dalla legge. Parallelamente sono scattate ispezioni in vari luoghi, inclusi gli spazi di lavoro del deputato regionale, con l’acquisizione di documentazione e il congelamento delle somme sotto sequestro.
Il responsabile dell’ufficio inquirente, Salvatore De Luca, ha voluto chiarire alcuni aspetti procedurali e sostanziali dell’inchiesta. Ha ribadito che allo stato attuale sussiste soltanto un provvedimento di sequestro patrimoniale e che tutti gli indagati godono della presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva. Ha inoltre fornito l’elenco completo dei nomi coinvolti per dissipare possibili fraintendimenti mediatici, specificando con fermezza che l’inchiesta non tocca altri esponenti dell’Assemblea Regionale Siciliana provenienti dal collegio di Caltanissetta.