“Suine Polesane”, foto intime rubate e diffuse su Telegram

Decine di ragazze coinvolte. Le immagini prelevate durante riparazioni di smartphone. Arrestato un 27enne, indagato un tecnico informatico.

Rovigo – Portavano il telefono rotto a riparare e si ritrovavano, senza saperlo, con le proprie foto intime diffuse su Telegram. È lo choc che ha colpito decine di ragazze e che ha portato all’arresto di un 27enne, finito in manette per detenzione di materiale pedopornografico e coinvolto in un’inchiesta ben più ampia coordinata dalla Procura e condotta dalla polizia postale.

L’uomo, secondo gli investigatori, era l’amministratore di un gruppo Telegram in cui venivano pubblicate foto private e sessualmente esplicite di donne, molte delle quali riprese a loro insaputa. Durante la perquisizione nella sua abitazione, gli agenti hanno trovato oltre 37mila file pornografici realizzati anche con minorenni, elemento che ha fatto scattare anche questa grave contestazione e la richiesta di custodia cautelare in carcere.

Come ricostruisce Il Corriere del Veneto, l’indagine è partita dalla denuncia di una giovane che si è accorta che alcune sue immagini private circolavano in una chat chiamata “Suine Polesane”. Un canale pieno di foto di donne ignare, accompagnate da commenti volgari e sessisti, in una dinamica che ha ricordato il caso del gruppo Facebook “Mia moglie”, dove venivano condivise immagini di coniugi all’insaputa delle dirette interessate.

Ma qui c’è un elemento ancora più inquietante: le foto non erano state rubate tramite hackeraggio, bensì prelevate direttamente dalle gallerie di telefoni e computer delle vittime. Il filo conduttore tra molte delle ragazze colpite? Si erano rivolte allo stesso tecnico informatico per riparazioni o assistenza sui dispositivi. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio durante questi interventi che le immagini private sarebbero state copiate e poi girate all’amministratore del gruppo Telegram. Quest’ultimo è stato arrestato, mentre l’informatico è tra gli indagati.

Al momento le vittime sono decine: studentesse, lavoratrici, imprenditrici e casalinghe. Le indagini, però, sono ancora in corso e gli investigatori non escludono che il numero delle persone coinvolte possa crescere. I reati ipotizzati vanno dall’accesso abusivo a sistema informatico al trattamento illecito di dati personali, fino alla diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite, il cosiddetto “revenge porn”.