Stagista dalla fame ha perso la vista

Per evitare la fuga di cervelli all’estero anche l’Italia dovrebbe adeguare le retribuzioni. Quando talento e voglia di lavorare ci sono occorre mettere mano al portafogli.

La retribuzione di uno stagista è pari ad una mancia! E poi si dice che i giovani hanno poca voglia di lavorare. Per forza con le paghe da fame che si ritrovano meglio lasciar perdere. Inoltre spesso, malgrado titoli di studi elevati, svolgono mansioni di basso livello. Secondo un’indagine di YouGov, istituto internazionale di ricerche di mercato e analisi dei dati online, questo accade perché il talento non viene riconosciuto.

Inoltre la maggioranza dei giovani ritengono gli stage importanti per la formazione ma devono essere adeguatamente ricompensati. Altrimenti meglio andare all’estero dove pare che queste condizioni esistano. Non si vive di sola gloria e i giovani ne sembrano consapevoli, tanto da sentirsi pronti a fare le valigie. La ricerca è stata integrata da ING People Insights Lab, osservatorio e centro studi di ING Italia che indaga le abitudini, i sogni e la gestione del denaro degli italiani.

Il campione oggetto di indagine è stato composto da 411 giovani con un’età compresa tra i 20 e 30 anni provvisti di titoli di studio terziario. Gli stage rappresentano l’ingresso nel mercato del lavoro. Si tratta di un periodo di formazione sul campo presso un’azienda, un ente pubblico o uno studio professionale. Non è un vero e proprio contratto di lavoro ma una misura di orientamento pensata per acquisire competenze pratiche e facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro. Il compenso medio percepito è stato di circa 600 euro.

Solo il 14% di chi ha frequentato uno stage ha ricevuto sugli 800 euro mensili. La scelta per i ragazzi deve soddisfare alcune condizioni: la possibilità di apprendere e formarsi, l’eventuale assunzione, l’importo mensile. L’aspetto economico ha la sua rilevanza, tanto che oltre il 30% di chi non ha voluto frequentare lo stage si è giustificato dicendo che la posta in gioco era così bassa, che non valeva la pena industriarsi. Dallo studio è emerso un dato preoccupante.

Se talento e voglia di lavorare coesistono occorre aumentare i compensi

Ossia 7 giovani su 10 sono del parere che l’Italia non premi il talento. Le imprese, gravate da tasse e balzelli sempre più schiaccianti, sembrano restie a soddisfare alcune esigenze basilari: una giusta retribuzione, la crescita professionale, bilanciamento del lavoro con la vita privata, flessibilità e smart working. Nel campione studiato le donne hanno manifestato una maggiore sensibilità verso le opportunità professionali. Desiderio, in percentuale più alto di quello maschile, forse perché per loro sono più evidenti gli ostacoli che incontrano per fare carriera.

Il gruppo bancario ING, coautore della ricerca, visti i risultati, ha deciso di aumentare il rimborso spese degli stage a 1500 euro al mese, buoni pasto di 7 euro e programmi per il benessere. Inoltre lo smart working con 4 giorni in presenza al mese e vari programmi di crescita professionale. E’ necessario dare risposte soddisfacenti a chi entra nel mondo del lavoro e le aziende devono fare di necessità virtù se si vuole restare sul mercato a livelli competitivi.

Altrimenti i giovani sono pronti ad andare là dove le loro richieste sono soddisfatte, anche all’estero. L’esperimento di ING è senz’altro lodevole, tuttavia la comprensione dei fenomeni sociali dovrebbe essere compito di una classe politica competente che non si vede all’orizzonte.

Anzi sembra navigare a vista, senza una rotta precisa.