Social in ribasso? Si, contro il logorio della vita moderna

Il popolo dei social sta riscoprendo il valore della pausa, del distacco, della possibilità di instaurare rapporti con persone che hanno i medesimi interessi.

I social media sono al capolinea? Negli ultimi tempi i soliti spifferi si sono intrufolati tra le fessure del web trasmettendo una notizia secondo cui si sta per assistere al funerale dei social. Sembra una boutade, visto che nell’ultimo decennio si sono incrementati a dismisura per giro di affari e numero di fruitori, ribadendo la loro presenza nella vita delle persone, facendo ingrossare il portafoglio dei gestori.

Tuttavia pare che le infrastrutture digitali siano in profonda metamorfosi, una fase transitoria da uno stato all’altro. Stanno cambiando organizzazione e attività. Da canali di rapporti virtuali a entità di diffusione di argomentazioni, supportati da algoritmi di ultima generazione, sempre più dotati.

Ad esempio gruppi come Meta (la multinazionale tecnologica americana che controlla servizi come Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger, sviluppando tecnologia per il metaverso) e OpenAI (azienda leader nella ricerca sull’Intelligenza Artificiale-IA) stanno basando la presentazione dei loro servizi solo su video prodotti dall’IA. Un modo che rompe con l’dea originaria dei social come strumenti di interazione, seppur virtuale, per trasformarsi in un profluvio di argomenti riversati su un utente rassegnato e rinunciatario.

Non è un fenomeno capitato per caso ma è un mutamento iniziato con la diffusione degli algoritmi. Un modo per tenere viva la curiosità degli utenti. Infatti sono calate le condivisioni amicali e da contatti, mentre hanno subito un’impennata testi, immagini, video, audio, software e giochi creati ad hoc. E un vero capovolgimento di paradigma: non si posta più, con la partecipazione che cala, ma ci si limita a sorbirsi il fiume di file di testo che le piattaforme diffondono a getto continuo.

E’ un fenomeno che riguarda l’Occidente, mentre nei Paesi emergenti i social media sono in piena espansione. Secondo i dati disponibili, pur essendo stabile la base degli utenti, è stata registrata una diminuzione delle infrastrutture adoperate da ogni persona, soprattutto il tempo impiegato su di esse. Per le aziende del settore potrebbe rivelarsi un problema, in quanto la loro mission è suscitare l’interesse del consumatore.

Ma se si continua a trasmettere contenuti prodotti in modo automatico con qualità non certo eccelsa, è chiaro che anche l’utente più sprovveduto finisce per annoiarsi. Inoltre la riduzione dei moderatori (una sorta di supervisori orientati alla rimozione di contenuti inappropriati) ha facilitato la diffusione di argomenti contestati e di disinformazione. Si preferiscono, forse, contesti digitali meno gremiti di folle vocianti e, soprattutto, liberi dagli algoritmi.

Liberi dagli algoritmi? Si, no, forse…

E’, quindi, tutta una ricerca di chat di gruppo, newsletter, forum e canali a tema. Forse anche il popolo dei social sta riscoprendo il valore della pausa, del distacco, della possibilità di instaurare rapporti, più o meno stabili e duratori, con persone che hanno i medesimi interessi. Un modo anche questo di sfuggire alla frenesia dei nostri tempi e di essere contro il logorio della vita moderna.

Quest’ultima frase è stata un celebre slogan pubblicitario dell’amaro Cynar, reso famoso dall’attore Ernesto Calindri negli anni dal 1966 al 1984. Indicava la necessità di trovare una pausa, un momento di relax e di disconnessione (rappresentato dal prodotto) dallo stress, dal traffico e dai ritmi frenetici imposti dalla società contemporanea.

Sono passati 60 anni dalla prima pubblicità e si è ancora alla ricerca di liberarsi dalla frenesia, lo stress e il logorio della vita moderna, anche in forma digitale.