Smascherato un sistema di appalti fittizi e fatture false

Indagine della Guardia di Finanza su una massiccia frode fiscale, 15 persone indagate e sequestri per oltre 1,8 milioni di euro.

Parma – I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del locale Tribunale, su richiesta di questo Ufficio di Procura, nei confronti di una società di capitali della provincia di Parma attiva nel settore della produzione di macchine per imballaggio.

Gli indagati, in totale 15 soggetti, di cui 14 persone fisiche e 1 persona giuridica, sulla base degli elementi indiziari allo stato raccolti, sono indagati a vario titolo dei reati di emissione e utilizzo di fatture false. Il provvedimento cautelare, per oltre 1,8 milioni di euro, pari all’imposta evasa, è stato eseguito dalla Guardia di Finanza su conti correnti, quote societarie – affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Parma – unità immobiliari ed automezzi.

Le attività di indagine condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Parma scaturiscono da una verifica fiscale nei confronti del predetto operatore economico, all’esito della quale è stato possibile ipotizzare la sussistenza di un’articolata frode fiscale, realizzata mediante la stipula di contratti di appalto fittizi con la finalità di reperire lavoratori a basso costo da società cc.dd. “serbatoio”, celando, di fatto, un’illecita somministrazione di manodopera.

Nel corso dell’attività di verifica e delle successive indagini, infatti, sono stati raccolti elementi dai quali emerge che le operazioni commerciali -intercorse tra la società committente e le numerosi imprese appaltatrici che si sono succedute negli anni, spesso evasori totali che omettevano sistematicamente il versamento delle imposte nonché degli oneri previdenziali ed assistenziali di competenza dei lavoratori- avrebbero avuto il solo scopo di fornire idonea giustificazione ad un’illecita prestazione di manodopera da destinare agli opifici della committente.

Il giro di fatture false ricostruite nel corso delle indagini ammonta a circa 5 milioni di euro. Le indagini, esperite mediante esami documentali e informatici, audizioni di numerosi lavoratori, analisi di segnalazioni per operazioni sospette, hanno consentito di acquisire elementi indiziari da cui dedurre:

• la mancata conoscenza da parte dei lavoratori della società presso cui erano formalmente assunti;

• la gestione diretta del personale da parte della committente;

• la presenza di amministratori di fatto delle società serbatoio con il compito di procacciare manodopera da impiegare presso gli stabilimenti della committente in provincia di Parma e Reggio Emilia;

• la piena consapevolezza dell’amministratore della società committente di aver concluso contratti fittizi con soggetti prestanome, amministratori, spesso ignari, di società appositamente costituite per far migrare lavoratori che di fatto avrebbero continuato a prestare la propria opera presso i medesimi opifici.

Il sistema fraudolento così ricostruito avrebbe garantito l’ottenimento di forza lavoro a basso costo, direttamente organizzata e gestita dalla committente, che ne avrebbe beneficiato senza sostenerne i relativi oneri e potendo usufruire anche di indebite detrazioni dell’IVA e deduzione dei costi per aver annotato le false fatture emesse dalle società fornitrici.

A seguito della verifica fiscale la società committente avrebbe continuato ad utilizzare la manodopera illecitamente somministrata, non aderendo alle prescrizioni normativamente previste, mirate alla regolarizzazione delle posizioni dei lavoratori (oltre 200 per più di 50.000 giornate lavorative per quanto emerso allo stato delle indagini).