Superbonus: scoperta maxi frode da oltre mezzo miliardo

Società fantasma e crediti fiscali inesistenti: smantellato un presunto sistema fraudolento con ramificazioni in tutta Italia.

Siracusa – Ammontano ad oltre mezzo miliardo di euro i crediti fiscali connessi ad agevolazioni edilizie per lavori da “Superbonus” mai realizzati, sequestrati dai finanzieri del Comando provinciale di Siracusa, su disposizione della Procura della Repubblica aretusea.

Le indagini, sviluppate in stretta collaborazione con il Nucleo speciale tutela entrate e repressione frodi fiscali di Roma e il Settore contrasto illeciti dell’Agenzia delle Entrate, hanno consentito di ricostruire quello che allo stato delle indagini appare essere un sofisticato e pericoloso sistema illecito posto in essere da una presumibile organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia.

È stata ricostruita una rete di frode complessa estesa a livello nazionale.

Alla base del meccanismo fraudolento sono state individuate oltre 60 società ubicate su tutto il territorio nazionale, la maggior parte delle quali apparentemente fittizie (ovvero sprovviste di sede operativa, dipendenti, attrezzature e qualsivoglia struttura imprenditoriale), che sembrerebbero aver eseguito documentalmente interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomìni dislocati nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona.

Nella realtà, i dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia eseguiti da imprese completamente estranee al circuito fraudolento, appaiono essere stati utilizzati dall’organizzazione criminale all’insaputa di amministratori e proprietari.

Abbiamo raggiunto al telefono il colonnello Jonathan Pace della Guardia di Finanza di Siracusa per approfondire i dettagli dell’operazione.

Come siete riusciti a individuare un sistema fraudolento così articolato e diffuso su tutto il territorio nazionale?

“L’indagine è partita da Siracusa, da un piccolo condominio. Dopo il primo sequestro e la successiva segnalazione all’Agenzia delle Entrate, gli approfondimenti effettuati attraverso le banche dati hanno evidenziato che le stesse società risultavano aver eseguito interventi edilizi anche in numerosi altri condomini distribuiti sul territorio nazionale. Da lì abbiamo avviato ulteriori verifiche, accertando che quei lavori, in realtà, non erano mai stati eseguiti. L’analisi delle pratiche ha inoltre permesso di individuare un elemento ricorrente: le comunicazioni per la generazione e la cessione dei crediti fiscali erano state presentate sempre dagli stessi due intermediari, collegati alle società coinvolte nel sistema fraudolento. È stato questo il punto di partenza che ha consentito di ricostruire l’intera rete“.

Quali sono stati gli elementi investigativi che vi hanno permesso di accertare che i lavori del Superbonus non erano mai stati realizzati?

“Il primo passo è stato sentire gli amministratori dei condomìni interessati. Abbiamo chiesto loro se conoscessero le società che risultavano aver eseguito i lavori e la risposta è stata negativa. Dagli accertamenti è emerso che gli interventi di riqualificazione erano stati effettuati da altre imprese, del tutto estranee alla frode, mentre l’organizzazione criminale aveva utilizzato indebitamente i dati dei condomìni per generare i crediti fiscali. Successivamente abbiamo eseguito perquisizioni nei confronti dei due intermediari che avevano trasmesso le pratiche, sequestrando telefoni cellulari, computer e altra documentazione informatica. L’analisi di questo materiale ci ha consentito di ricostruire i rapporti tra i vari soggetti coinvolti e di risalire ai presunti organizzatori dell’intero sistema fraudolento.”

Parliamo di oltre mezzo miliardo di euro. Cosa sarebbe successo se non foste intervenuti in tempo prima della monetizzazione dei crediti?

“Il tempestivo intervento della Procura di Siracusa, attraverso i sequestri d’urgenza, ci ha consentito di bloccare i crediti fiscali prima che venissero ceduti sul mercato. Un credito d’imposta, infatti, ha un valore economico concreto e può essere trasferito ad altri soggetti. Se non fossimo intervenuti in tempo, le società coinvolte avrebbero potuto cedere questi crediti fittizi a terzi, ottenendo immediatamente liquidità. Per fare un esempio, un credito da un milione di euro può essere venduto a un importo inferiore, consentendo comunque a chi lo detiene di incassare centinaia di migliaia di euro. Una volta entrati nel circuito delle cessioni successive, quei crediti avrebbero potuto disperdersi tra numerosi soggetti, rendendo molto più complessa la loro individuazione e il loro recupero. Il sequestro e il contestuale blocco telematico hanno invece impedito qualsiasi monetizzazione dei crediti falsi, evitando un ingente danno per l’Erario e consentendo di preservare integralmente le somme oggetto della frode”.

L’indagine è partita dalla Guardia di Finanza di Siracusa da un controllo su un condominio.

Il sodalizio criminale secondo la ricostruzione operata appare fare capo ad alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte e presumibilmente attribuire le eventuali responsabilità penali. L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle Entrate, i quali, secondo le indagini effettuate, dietro compenso per ciascuna pratica inserita, hanno trasmesso oltre 2.000 comunicazioni che hanno permesso di generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori.

Le indagini hanno consentito di far emergere che gli indagati avevano posto in essere un meccanismo volto a cedere i crediti fittizi così creati ad ulteriori cessionari, che, a loro volta, li avrebbero presumibilmente utilizzati in compensazione di debiti tributari reali ovvero “monetizzati” vendendoli a terzi, in cambio di una quota del valore nominale, trasformando, in tal modo, il profitto illecito in significative disponibilità finanziarie.

Solo l’intervento immediato della Procura della Repubblica di Siracusa, con l’emissione di 5 decreti di sequestro preventivo d’urgenza, tutti convalidati dal Gip del locale Tribunale, ed il contestuale blocco telematico operato dall’Agenzia delle Entrate, ha evitato che centinaia di milioni di euro, una volta immessi nel circuito delle cessioni, si disperdessero irreversibilmente in una catena di operazioni impossibile da ricostruire, cagionando un rilevantissimo danno per l’Erario.

Ai 12 indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.