Il sindaco Salvatore Pitrola ha dichiarato lo stato di emergenza idrica e ha aperto ai privati per il rifornimento, aggirando di fatto il gestore Aica.
Ravanusa – Cortei di autobotti tra le vie del centro, clacson e mezzi pesanti in fila: a Ravanusa la sera dell’ordinanza comunale ha avuto l’aria di una festa collettiva, con scene che ricordavano più i festeggiamenti per una vittoria della Nazionale che un provvedimento amministrativo. A far scendere la gente in strada è stata la decisione del sindaco Salvatore Pitrola di dichiarare lo stato di emergenza idrica su tutto il territorio comunale, aprendo la strada a un canale di approvvigionamento alternativo rispetto a quello, ormai insufficiente, garantito da Aica.
Alla base del provvedimento c’è una situazione diventata insostenibile nelle ultime settimane: le interruzioni sempre più frequenti nella fornitura hanno costretto i residenti a turni di distribuzione con attese fino a quindici giorni. Il sindaco ha spiegato di aver agito anche per ragioni di ordine pubblico, temendo che l’esasperazione della cittadinanza potesse degenerare in tensioni sociali difficili da gestire.
Sul piano giuridico, l’ordinanza si fonda sull’articolo 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute, e sull’articolo 50 del Testo unico degli Enti locali, che attribuisce ai sindaci poteri straordinari nelle emergenze sanitarie e igieniche. Il provvedimento istituisce inoltre un servizio di volontariato civile che si appoggia all’albo comunale degli autobottisti, aggiornato al 2024: gli operatori censiti potranno attingere al pozzo di contrada Cianciaramito e distribuire l’acqua a chiunque ne faccia richiesta. Resta però un limite importante, ricordato dallo stesso Comune: si tratta di acqua non potabile, utilizzabile quindi solo per usi diversi da quello alimentare.
Pitrola ha voluto precisare che la misura non va letta come un atto ostile verso il gestore del servizio idrico, ma come la risposta a una rivendicazione legittima della comunità. Il sindaco ha chiuso il suo intervento con un auspicio che va oltre i confini del proprio Comune, augurandosi che da Ravanusa parta un segnale politico affinché ai Comuni dotati di risorse idriche proprie venga riconosciuta maggiore autonomia di intervento.