La denuncia di una 22enne pakistana ha spezzato la catena delle imposizioni familiari: condannati i genitori.
Bologna – Una vicenda che rievoca drammaticamente il tragico destino di Saman Abbas, ma che questa volta racconta una storia di salvezza e di giustizia. Arriva dalla Bassa Reggiana la svolta giudiziaria per una giovane di origine pakistana, oggi 22enne, che ha trovato il coraggio di ribellarsi a sette anni di violenze domestiche, culminate nel tentativo di imporle un matrimonio combinato e in una gravidanza interrotta con la forza.
Il Tribunale di Reggio Emilia ha condannato in primo grado i genitori della ragazza, un uomo di 54 anni e una donna di 51, alla pena di due anni e 15 giorni di reclusione. Le accuse per la coppia sono di maltrattamenti in famiglia e tentata induzione al matrimonio forzato.
La colpa della giovane, secondo la rigida e violenta disciplina patriarcale imposta tra le mura di casa, era quella di aver intrapreso una relazione sentimentale non approvata dal nucleo familiare. Le vessazioni, iniziate nel 2017 quando la vittima era ancora minorenne, si sono protratte in un crescendo di gravità fino al 2023.
L’azione dei genitori si è articolata attraverso un progressivo isolamento della ragazza, alla quale è stato sottratto il cellulare per impedirle qualsiasi legame con l’esterno. La 22enne è stata costretta a viaggiare in Pakistan contro la sua volontà, sotto la costante minaccia di non poter mai più fare rientro in Italia se non avesse accettato il fidanzamento ufficiale e le successive nozze con un cugino.
Il picco della violenza si è registrato alla fine del 2022 quando i genitori, scoperta la gravidanza della figlia, l’hanno colpita ripetutamente con pugni alla schiena e all’addome, inducendole un aborto.