La voce fuori dal coro del giudice partenopeo: “Non aderisco, è manifestazione del pensiero che non si addice ai magistrati”.
Roma – “Non aderisco allo sciopero indetto per oggi dall’Associazione nazionale magistrati. La ritengo una manifestazione del pensiero che non si addice ai magistrati e trovo singolare che chi ha il compito costituzionale di applicare le leggi si opponga a una legge in corso di approvazione in Parlamento, peraltro usando argomentazioni che esulano dai contenuti della riforma”. A dirlo, intervistato dal Foglio, è Giuseppe Cioffi, giudice del tribunale di Napoli nord, del quale è stato anche presidente, da 38 anni magistrato. E sostiene che “tutto ciò di cui l’Anm si sta lamentando non è reale”. Una voce fuori dal coro quella del magistrato partenopeo in uno scenario di mobilitazione generale in cui le toghe, tra video esplicativi e manifestazioni si oppongono alla separazione delle carriere.
“Nella riforma in discussione in Parlamento – afferma – non c’è nulla che preveda la sottoposizione del pubblico ministero all’esecutivo, non c’è nulla che comporti una diminuzione della libertà e della terzietà del giudice, non c’è nulla che porti con sé altri pericoli alla democrazia o attentati alla Costituzione. Questi slogan sono stati agitati dall’Anm fin dal 1989, anno di entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale. Sono sempre gli stessi slogan, pure con le stesse parole”, “alcuni argomenti che sono stati messi in campo dall’Anm sono palesemente propagandistici. Come si fa a opporsi alla riforma dicendo che la separazione delle carriere era contenuta nella bozza di programma della P2? Sarà pure vero ma di separazione delle carriere si parlò già durante i lavori della Costituente, persino nelle discussioni sindacali della magistratura negli anni Quaranta. Dal mio punto di vista ritengo la riforma una conseguenza naturale della riforma del processo del 1989″.
Per Cioffi, la separazione delle carriere serve a realizzare a pieno il principio costituzionale del giusto processo: “E’ evidente che un pubblico ministero interno alla magistratura intesa come organo unitario, pubblicistico per eccellenza, non è compatibile con la parità delle parti. Non si tratta di una questione solo formale, ma è decisamente sostanziale”. Anche Antonio Di Pietro, pubblico ministero all’epoca di Mani Pulite, a proposito della riforma la pensa diversamente dai colleghi. “Fino a prova contraria, – afferma – la separazione delle carriere dei magistrati – per come prospettata finora dal Palamento – non modifica in alcun modo l’articolo 104 della Costituzione, a norma del quale la magistratura – sia quella giudicante che inquirente sono e restano un ordine indipendente da qualsiasi altro Potere dello Stato, e, quindi, demonizzare la riforma a priori (solo perché lo aveva detto anche Berlusconi) mi pare una forzatura ideologica non corrispondente alla realtà dei fatti”.
Con riferimento alla prospettata separazione delle carriere – aggiunge – rispetto chi la pensa diversamente da me, ma io ritengo che – così come in una partita di calcio l’arbitro e il giocatore non possano far parte della stessa squadra – anche nel nostro sistema processuale penale – specie dopo la riforma del processo da inquisitorio ad accusatorio – i giudici ed i pubblici ministeri non dovrebbero percorrere la medesima carriera”.
“Anche i magistrati – prosegue Di Pietro – come tutti i cittadini hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni e lo sciopero è certamente un atto lecito, ma io trovo inappropriato che un potere dello Stato (tale è di fatto l’ordine giudiziario) scioperi contro un altro potere dello Stato. Ritengo più corretto che i poteri dello Stato si confrontino (e si scontrino se necessario) fra loro nelle sedi istituzionali loro proprie”.
Il procuratore Nicola Gratteri, fa notare che la separazione carriere non serve ed è un “falso problema. I problemi della giustizia sono altri“, afferma. “La magistratura ha grandissime responsabilità e ha commesso tanti errori, soprattutto le correnti della magistratura. In questi anni abbiamo fatto degli assist enormi e notevoli al potere politico, dal caso Palamara (e non solo) in poi. Però abbiamo il dovere di dire che la separazione del carriere è un non problema, perché di fatto già esiste”. Il magistrato ricorda che ogni anno solo tre o quattro magistrati chiedono di passare dal ruolo di pm a giudice e viceversa: “E se lo fanno, devono cambiare regione. Quindi, dov’è il problema? Addirittura dobbiamo scomodare una modifica della Costituzione per tre o quattro persone?”. Ma l’Anm tiene a spiegare le sue ragioni.
“Il modo in cui si esercita la giustizia potrebbe cambiare, e non in meglio”. Con un video l’Associazione italiana magistrati ha deciso di far capire i motivi che hanno spinto le toghe a proclamare lo sciopero di oggi. Con l’aiuto dell’attore Leonardo Santini, l’Anm dell’Emilia Romagna ha provato a spiegare le ragioni della protesta contro la riforma che punta alla separazione delle carriere tra pm e giudici. “La maggioranza sostiene che oggi il pm sia un super poliziotto senza controllo, è falso. Oggi il pubblico ministero non deve ottenere la condanna ma cercare la verità, se le prove dimostrano l’innocenza o non dimostrano la colpevolezza deve chiedere l’assoluzione”, si spiega nel video insieme ad altre contestazioni mosse dalla maggioranza di governo. Quindi cosa cambierebbe con la riforma? Tra le altre cose, “il pm potrebbe essere più facilmente sottoposto a forme dirette o indirette di condizionamento politico, finendo col somigliare a un avvocato delle forze di polizia. Sarà un accusatore che deve vincere il processo”.