Il presidente dell’Istituto ha delineato un modello di previdenza basato sul lavoro stabile.
Roma – C’è un’ambizione precisa dietro le parole con cui Gabriele Fava ha chiuso la presentazione del XXV Rapporto annuale dell’INPS: superare la funzione di semplice erogatore di prestazioni per diventare un’infrastruttura attiva del welfare nazionale. Un’officina fatta di luoghi, strumenti e competenze capaci non solo di distribuire sussidi e pensioni, ma di costruire percorsi, connessioni e soluzioni per chi ne ha bisogno, secondo il paradigma del welfare generativo – un modello vicino, per impostazione, a quello del secondo welfare – pensato per intercettare il bisogno prima che diventi frattura.
Questa visione di lungo periodo si regge però su un dato molto concreto, che il presidente ha voluto rimettere al centro del dibattito: gli occupati in Italia sono 27,2 milioni, di cui circa 24 milioni assicurati INPS, un livello record che oggi rappresenta il principale fattore di tenuta del sistema pensionistico. Fava ha ribadito che la sostenibilità previdenziale non si costruisce modificando requisiti, finestre o coefficienti, ma prima, all’interno del mercato del lavoro: senza occupazione stabile, regolare e dignitosamente retribuita non può esistere una pensione solida.
Il presidente non ha comunque messo da parte le criticità del sistema. Ha ricondotto il divario di genere nelle pensioni a un’origine precedente al pensionamento stesso, radicata in carriere frammentate e salari inferiori, e ha definito la denatalità la domanda più radicale che una comunità possa porsi. Per Fava si tratta di nodi strutturali da affrontare nel tempo, non di segnali di un dissesto imminente e proprio per questo la famiglia, pilastro storico della protezione sociale italiana, andrebbe sostenuta con un ecosistema organico di misure, non con bonus isolati.
È su questo impianto argomentativo che si è misurata la distanza tra il contenuto reale della relazione e la sua ripresa mediatica: dove i titoli hanno parlato di welfare a rischio e collasso strutturale, il presidente ha piuttosto indicato le condizioni – occupazione in crescita, natalità, equità di genere – da cui dipende la stabilità futura del sistema. Il Rapporto è stato presentato il 9 luglio nella Sala della Regina della Camera dei deputati, alla presenza della ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Marina Calderone.