Salvate Amal ad ogni costo

La giovane ha fatto ricorso contro il provvedimento di lapidazione a cui è stata condannata da una legge ingiusta, retrograda e violenta. Tutto il mondo è intervenuto contro il governo del Sudan che pare sia rimasto sordo al grido di aiuto che si leva da tutte le donne del pianeta: salvate Amal ad ogni costo!

Roma – Condannata a morte per lapidazione! Succede anche questo nella società globale iperconnessa e super tecnologica. Un ragazza di soli 20 anni, Amal, in Sudan è stata condannata a morte per adulterio. Pena da scontare tramite la tortura della lapidazione. Il Sudan è uno Stato africano a maggioranza mussulmana. La lapidazione era molto diffusa nell’antichità e il condannato veniva ucciso attraverso il lancio di pietre. A questo supplizio, spesso, partecipava una folla estasiata da tanta ferocia e barbarie. Venivano puniti, soprattutto, assassini, prostitute ed adultere. A volte anche apostati ed omosessuali. Lo scopo di questa orrenda pratica era l’espiazione pubblica della colpa del reo. Ma sottintendeva pure una sorta di formalizzazione del diritto alla vendetta.

Amal condannata a morte per adulterio

Per la cronaca c’è da dire che Amal ha impugnato il provvedimento e si spera che il tribunale sovverta la sentenza rendendo salva la vita alla povera ragazza. Grazie al tam tam del web la notizia è diventata virale in quattro e quattr’otto. L’opinione pubblica mondiale si è mobilitata, soprattutto attraverso una serie di petizioni da spedire al governo del Sudan, sollecitando anche l’ONU e gli Stati democratici a darsi una mossa per dirimere la vicenda.

Ciò che è accaduto ad Amal è una banale ma piccola storia ignobile, tanto per citare il titolo di una famosa canzone di Francesco Guccini del 1976. La giovane, separatasi dal marito, era andata a vivere dai suoi genitori, dove le è stata recapitata l’accusa di adulterio. Il processo che l’ha condannata a morte si è rivelato una vera e propria farsa. Sembra che la polizia abbia riportato una confessione ottenuta illegalmente e sono stati negati i più elementari diritti alla difesa in quanto le è stato proibito di avvalersi di un avvocato.

Eppure sembrava che, quando tre anni fa era iniziata la rivoluzione democratica, le donne avessero assunto un ruolo rilevante in questo processo di trasformazione della società teocratica sudanese. Questo tentativo si è vanificato a causa di un golpe militare, che ha rimesso indietro l’orologio della storia. Il caso in questione è sola una parte di una violazione quotidiana dei diritti delle donne. Inoltre il nuovo governo sta cercando di legittimarsi agli occhi delle grandi potenze mondiali, USA in testa. E’ incredibile che ci siano casi del genere negli anni Duemila. Eppure ci sono, purtroppo. A testimoniare che certi retaggi di un passato ignominioso sono duri da estinguere.

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