I costi del carburante spingono le aziende a scelte drastiche: da domani primo blocco, con una possibile replica anche a maggio.
Roma – La protesta nazionale degli autotrasportatori, annunciata per cinque giorni, è finita in un piccolo giallo di calendario.
Sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la mobilitazione lanciata da Trasportounito viene segnata come uno stop di 144 ore. Tradotto: sulla carta sembrano sei giorni pieni, ma stringendo i conti si tratta di cinque giornate effettive di fermo. La registrazione ufficiale segna dal 20 al 25 aprile.
Nel frattempo però si è inserito anche un secondo attore: Unatras. Il 17 aprile ha annunciato a sua volta uno stop del settore, ma senza mettere nero su bianco quando. Le decisioni arriveranno più avanti, dopo il passaggio nell’ufficio di presidenza e nel rispetto delle regole del comparto.
Morale della favola: mentre una protesta è già fissata, un’altra potrebbe materializzarsi con tempi diversi. Se la comunicazione dovesse partire il 20 aprile, rispettando i 25 giorni di preavviso, è facile immaginare un nuovo fermo intorno alla metà di maggio, più o meno verso il 18. Insomma, la situazione è un po’ un rebus e il rischio di un effetto domino non è da escludere.
Ovviamente alla base della tensione c’è il problema del costo del carburante. Per le imprese artigiane del trasporto merci la situazione è arrivata al limite, con margini ridotti all’osso e conti che fanno acqua da tutte le parti.
Un camion macina in media 120mila chilometri l’anno e si beve qualcosa come 36mila litri di gasolio; basta un aumento di 25 centesimi al litro per far lievitare i costi di circa 9mila euro a mezzo, e se la flotta sale a dieci veicoli si arriva a cifre che fanno girare la testa, intorno ai 90mila euro. Con margini che spesso non superano il 3% del fatturato, è un attimo passare dal lavorare per guadagnare al lavorare in perdita. E lì, come si dice, il gioco non vale più la candela.
Non sorprende quindi che il clima sia teso. Trasportounito parla apertamente di bilanci messi alle corde, mentre Unatras sottolinea come per molte aziende sia ormai più sensato tenere i mezzi fermi piuttosto che continuare a viaggiare rimettendoci. Sul tavolo ci sono richieste precise: si va dal decreto attuativo sul credito d’imposta ai ristori per il mancato rimborso delle accise (circa 200 euro ogni mille litri) passando per interventi sulla liquidità e la richiesta, nemmeno troppo velata, di un confronto serio e continuativo con il governo. Per ora, però, più che certezze ci sono incastri da decifrare. E il tempo stringe.