Occhio ai robotaxi, al momento sono out

A New York è stato annullato l’appoggio commerciale ai robotaxi, sulla scorta anche delle proteste dei sindacati, preoccupati per il lavoro degli autisti in carne ed ossa.

Una volta, solo nella fervida fantasia di qualche autore di fantascienza o di cartoons, si poteva immaginare un’auto guidata da un robot. Ebbene la fantasia è realtà. Negli USA i ”robotaxi” non sono più una novità. Le maggiori industrie automobilistiche hanno lanciato una incessante campagna pubblicitaria per convincere gli utenti che la guida autonoma sia più sicura rispetto a quella umana.

In realtà, almeno finora, in futuro si vedrà, sono abbastanza instabili, soprattutto in situazioni come allagamento stradale o blackout elettrici. E’ il caso di dire che ne devono fare ancora tanta di strada. I cittadini statunitensi sembrano poco entusiasti dei robot alla guida, a causa di alcuni incidenti piuttosto gravi, suscitando il malcontento anche tra le amministrazioni locali, alcune delle quali ne hanno vietato la circolazione.

Ma i promotori, incuranti dei primi ostacoli, sono decisi nei loro propositi, tant’è che la prossima tappa sarà l’Europa e nel prossimo decennio auspicano di conquistare una buona fetta di mercato. Negli USA c’è il SAE (Society of Automotive Engineers), un ente di normazione specializzato nell’ingegneria e nella definizione degli standard tecnici per i settori automobilistico, aerospaziale e dei veicoli commerciali. SAE crea e pubblica le linee guida e le normative seguite in tutto il mondo.

I suoi ambiti di applicazione più noti includono i Livelli di Guida Autonoma, classificando i 6 livelli di automazione dei veicoli (da Livello 0 a Livello 5), diventati lo standard di riferimento globale adottato anche dal Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti. I 5 livelli stabiliscono i seguenti standard: zero significa nessuna automazione, 2 parziale, 3 condizionata, 4 robotaxi, 5 il non plus ultra dell’autonomia, l’auto senza pedali, né volante, ancora non apparsa, ma chissà.

Ma come in tutti i fenomeni umani e sociali, non tutto è programmabile per la presenza di variabili casuali, che in quanto tali non sono previste. Le cronache statunitensi hanno riportato episodi esilaranti. Come quello capitato ad Atlanta, quando una serie di robotaxi hanno iniziato a girare in cerchio e a vuoto. Poverini, avevano, forse, perso l’orientamento. Oppure quelli rimaste bloccati in una strada allagata che sono state ritirate per aggiornare il software.

Sicurezza, autonomia, effettiva utilità, sono ancora tante le incognite

Come al solito è nata una diatriba sul tema. Le case automobilistiche hanno sostenuto che, comunque, gli incidenti provocati sono meno rischiosi di quelli a guida umana. Inoltre i chilometri percorsi, in media, prima di un impatto, da un’auto a guida autonoma, sono maggiori di quelli umani. Le autorità politiche stanno esternando tutto il loro scetticismo. A New York è stato annullato l’appoggio commerciale ai robotaxi e le autorizzazioni dei test, spinti anche dalle proteste dei sindacati, preoccupati per il lavoro degli autisti.

Mentre a Seattle, la culla di colossi tecnologici globali (come Microsoft e Amazon), la cittadinanza ha protestato con molte manifestazioni contro l’avvento dei taxi senza conducenti. E’ senz’altro vero che nell’ambito scientifico e tecnologico si procede attraverso congetture e confutazioni, per prove ed errori.

Con molta probabilità, tra qualche anno, visto anche l’impegno economico profuso dall’industria, la guida senza conducente sarà un fatto acquisito. Dovremo rallegrarcene? Chissà.