Ceneri sull’Etna, il turismo trema: l’allarme di CNA

Le cancellazioni dei voli colpiscono alberghi, ristoranti e servizi: CNA Turismo Catania chiede interventi urgenti.

Catania – “La reiterata sospensione delle attività operative presso l’Aeroporto Internazionale “Vincenzo Bellini” di Catania, causata dall’emergenza ceneri vulcaniche, sta infliggendo un duro colpo non soltanto al comparto ricettivo, ma all’intera filiera turistica della Sicilia orientale. In uno dei periodi di massima affluenza dell’anno, coincidente con la settimana di Ferragosto, la paralisi dei collegamenti aerei si traduce in centinaia di cancellazioni dell’ultimo minuto, posti di ristoranti vuoti, guide turistiche che perdono clienti, escursioni e servizi cancellati, minori opportunità per commercianti, operatori del trasporto e imprese che lavorano con i tour organizzati. Il risultato è una perdita di fatturato rilevante e un danno d’immagine per l’intero territorio”.

È quanto affermano il presidente e il coordinatore di CNA Turismo Catania, Tino Castorina e Antonio Merenda.

“Un volo cancellato o dirottato non riguarda soltanto il passeggero. Dietro quel volo ci sono una camera d’albergo, un appartamento turistico, un ristorante, un transfer, un’automobile a noleggio, una guida, un’escursione, un’agenzia di viaggio, un tour operator. E soprattutto c’è la reputazione della destinazione. Un turista che arriva in Sicilia e si trova senza informazioni, senza assistenza e senza una soluzione alternativa difficilmente distinguerà tra le responsabilità della compagnia aerea, dell’aeroporto, delle autorità o delle condizioni meteorologiche e vulcaniche. Avrà soltanto l’impressione che il sistema Sicilia non abbia funzionato. Ed è questo il rischio più grave”.

Prova ne sia che le strutture alberghiere ed extra-alberghiere stanno registrando un’ondata di disdette a catena: a cancellare il viaggio sono sia coloro che non sono potuti arrivare in questi giorni, sia chi dovrebbe arrivare nelle prossime settimane ma teme nuovi stop legati all’eruzione.

La ricettività, in alcuni casi, può provare a recuperare le camere rimaste vuote attraverso il mercato last minute, anche locale. Ma questo non risolve il problema della filiera: chi arriva all’ultimo momento difficilmente ricostruisce il programma originario di un viaggio organizzato e, soprattutto, non recupera automaticamente i servizi già prenotati e cancellati. A subire il danno maggiore sono quindi tutti quegli operatori che lavorano a valle dell’arrivo del turista: guide, escursioni, transfer, ristorazione, autonoleggio, agenzie, tour operator e imprese che costruiscono esperienze e servizi collegati al soggiorno.

A questo si aggiunge un extracosto che in queste ore ricade direttamente sulle strutture ricettive e sulle agenzie viaggi, chiamate di fatto a svolgere anche una funzione di assistenza e informazione che dovrebbe essere garantita da un sistema pubblico coordinato. Gli operatori stanno dedicando personale, tempo e risorse alla gestione degli ospiti bloccati, alla ricerca di informazioni, all’organizzazione di trasferimenti e alla risoluzione di problemi che vanno ben oltre la normale attività ricettiva.

“È proprio su questo punto che occorre una riflessione che riguarda la tutela d’immagine della città di Catania prima ancora che la pianificazione logistica in situazioni di emergenza: una parte delle risorse derivanti dalla tassa di soggiorno potrebbe essere utilizzata anche per rafforzare la capacità della destinazione di affrontare situazioni di emergenza, attraverso strumenti semplici e immediatamente operativi, come un numero verde turistico, un servizio informativo coordinato e un sistema digitale ufficiale per aggiornare costantemente visitatori e operatori”.

Il danno più preoccupante è quello che si rischia dunque di misurare nelle prossime settimane: “In questo momento veicoliamo l’immagine di una destinazione difficile da raggiungere e dalla quale non si ha certezza di poter ripartire. È un messaggio estremamente pericoloso per una destinazione turistica che deve invece garantire affidabilità, capacità organizzativa e resilienza”.

Problemi anche per il turismo in uscita: tantissimi catanesi e siciliani stanno pagando, spesso a proprie spese, trasferimenti extra per raggiungere il nuovo aeroporto assegnato per la partenza. Senza tralasciare che spesso queste partenze avvengono nei giorni successivi rispetto a quando era programmato l’inizio delle vacanze, con la conseguente perdita di giorni e denaro. Un danno che si ripercuote anche su tour operator e agenzie di viaggio. A volte capita anche che non ci sia la possibilità di riproteggere su un altro volo, con un’ulteriore batosta per gli operatori del settore.

E non serve puntare il dito contro l’Etna: “Non possiamo e non vogliamo pensare all’Etna come a un problema. L’Etna è una straordinaria risorsa, un simbolo, una delle attrazioni che il mondo ci invidia. Ma proprio perché sappiamo che la sua attività è un fenomeno naturale ricorrente, dobbiamo essere capaci di trasformare l’emergenza in organizzazione: servono procedure, infrastrutture, collegamenti alternativi e soprattutto un sistema coordinato e collaudato che sappia intervenire rapidamente ogni volta che la cenere vulcanica condiziona l’operatività aeroportuale. Per tutelare il turismo e l’economia siciliana non basta intervenire sull’emergenza quando questa si manifesta. Occorre costruire prima un sistema capace di reagire. La resilienza di una destinazione turistica si misura anche dalla sua capacità di garantire informazioni, mobilità e assistenza quando qualcosa non funziona”.

Da qui l’appello alle istituzioni regionali e nazionali per un confronto urgente e per una serie di interventi concreti: sistemi di informazione e comunicazione coordinati; trasporti sostitutivi verso gli aeroporti alternativi; procedure condivise per l’assistenza ai passeggeri; accordi con operatori ferroviari e di trasporto su gomma; strumenti digitali per fornire informazioni aggiornate in tempo reale.

CNA Turismo Catania chiede inoltre un confronto con il Ministero del Turismo e la Regione Siciliana per quantificare i danni diretti e indiretti subiti dalle imprese della filiera e valutare la possibilità di indennizzi e sgravi fiscali compensativi per le aziende turistiche danneggiate dall’interruzione del servizio pubblico essenziale nei giorni clou dell’estate.

“Ma serve anche uno strumento permanente di monitoraggio. Per questo rilanciamo la proposta di un Osservatorio turistico a guida dell’area metropolitana, costruito attraverso un partenariato pubblico-privato che coinvolga istituzioni, università, associazioni d’impresa e gli altri soggetti rappresentativi del territorio. Un Osservatorio di questo tipo potrebbe diventare uno strumento propedeutico anche a una futura DMO – Destination Management Organization, ma soprattutto un organismo stabile capace di seguire costantemente i dossier strategici del turismo: infrastrutture, accessibilità, mobilità, flussi, promozione, emergenze e qualità dei servizi. Non possiamo affrontare ogni emergenza ripartendo ogni volta da zero. Serve una struttura che raccolga dati, analizzi i problemi, coordini gli attori e contribuisca a costruire soluzioni prima che le criticità diventino emergenze”.

Infine un pensiero va all’aeroporto di Comiso: “Non ha senso continuare a ragionare su Catania e Comiso come realtà aeroportuali separate quando la Sicilia orientale ha bisogno di una vera rete aeroportuale integrata. Serve accelerare la realizzazione degli investimenti sul “Pio La Torre”, aumentare gli slot e gli imbarchi, ampliare e migliorare le aree dedicate ai passeggeri, ma anche potenziare le infrastrutture stradali per raggiungere Comiso. La vera sfida non è soltanto superare l’emergenza di oggi, ma costruire un sistema aeroportuale e turistico più resiliente per il futuro. E farlo presto con il contributo di tutti gli stakeholder”.