Le piste ciclopedonali sono dappertutto. Milioni di euro spesi nella realizzazione di opere spesso non fruite dai cittadini. A Catania una ciclabile ha deturpato un pezzo di storia.
Da diversi anni non c’è Comune italiano che non abbia speso soldi in piste ciclabili o ciclopedonali. Decine di chilometri di nastro arancione, composto da resine poliuretaniche o acriliche, o semplici strisce colorate su asfalto, spesso realizzati senza soluzione di continuità e in zone prive di illuminazione. Per non dire peggio.
Alcune di queste piste sono state costruite (con soldi pubblici europei ma anche con risorse nazionali e locali) a ridosso di strade statali spesso intasate dal traffico veicolare e che, probabilmente, sarebbe stato meglio allargare cosi da fare defluire le migliaia di veicoli che le attraversano. Poi ci sono quelle “nascoste” ovvero posate in opera in aree periferiche di paesi e cittadine dove la fruzione è bassissima, per non dire assente. Vuoi per problemi di sicurezza, vuoi per l’assenza assoluta di servizi e non solo.
Le più utilizzate dagli appassionati della corsa mattutina e serale sono quelle progettate in prossimità dei lungomare e delle pinete, particolarmente gradite ai turisti e ai patiti del trekking. Di seguito insistono le ciclabili che passano per i centri storici delle grandi città. Alcune di queste sono ben fatte e rispettano la presenza di monumenti e beni architettonici che rappresentano la cultura e le tradizioni del luogo.
Altre sono veri e propri insulti alla storia e ai ricordi della città dove qualcuno, unilateralmente, ha deciso di costruirle, noncurante del danno arrecato all’area urbana ormai deturpata.

Una delle piste ciclabili più “assurde” in assoluto e, in buona sostanza, decisamente inutili è stata realizzata a Catania in una zona molto cara ai cittadini etnei. Si tratta del famoso “‘U Passiaturi” (La Passeggiata) celebre spazio adibito al passeggio in via VI Aprile, a ridosso della ferrovia e vicinissima al mare. Numerosi residenti, come la maggior parte dei catanesi, non hanno digerito la “brillante” idea del Comune e sono scesi in campo. Senza risparmio di aspre critiche e denunce:
“Lo storico “Passiaturi“, situato a Catania in Via VI Aprile, luogo simbolo della catanesità e della memoria collettiva del popolo catanese, viene oggi deturpato, stravolto e snaturato per essere trasformato in una pista ciclabile – scrive a Sovrintendenza e Procura, l’avvocato Giuseppe Lipera –
Io credo che non si tratti di un semplice intervento urbanistico, bensì della cancellazione dell’identità storica di un luogo che per generazioni ha rappresentato il cuore della socialità cittadina, il luogo delle passeggiate, degli incontri, della vita quotidiana di migliaia di famiglie catanesi.
Per comprendere appieno il valore memorabile, identitario e simbolico di tale luogo, occorre ricordare come “U Passiaturi” sia strettamente legato alla figura di Giuseppe De Felice Giuffrida, tra i più importanti protagonisti della storia politica e amministrativa di Catania.
Se gli ingegneri Enrico Petit e Lorenzo Maddem progettarono nella seconda metà dell’Ottocento la struttura tecnica del viadotto ferroviario degli Archi della Marina, fu poi l’Amministrazione guidata dal Prosindaco di Catania De Felice Giuffrida a trasformare la sommità di quel muraglione nella celebre passeggiata della città.
La realizzazione dell’opera si inseriva infatti nel più ampio progetto di modernizzazione e abbellimento urbano promosso da De Felice Giuffrida durante il cosiddetto periodo defeliciano…“.

Sotto l’impulso dell’amministrazione De Felice Giuffrida la terrazza liberty affacciata sul Golfo di Catania venne ufficialmente inaugurata il 4 giugno 1904, divenendo immediatamente uno dei principali luoghi di aggregazione e socialità della città. Per oltre un secolo quindi, “‘U Passiaturi” ha rappresentato non soltanto uno spazio urbano ma un simbolo della memoria storica collettiva dei catanesi:
“Chi ha autorizzato tali opere – aggiunge Lipera nel suo esposto – dovrebbe spiegare ai cittadini perché si è ritenuto di poter sacrificare uno dei simboli storici di Catania ovvero perché si è deciso di intervenire proprio su un luogo che da sempre rappresenta un patrimonio storico, culturale e affettivo per la comunità catanese.
Io personalmente ritengo, e penso di poter parlare anche a nome di quasi tutti i cittadini catanesi, che quanto sta avvenendo costituisca un vero e proprio scempio ai danni della memoria di Catania, perché quando si deturpa un luogo simbolico della Città non si modifica soltanto uno spazio urbano: si colpisce la storia, l’identità, l’anima stessa di una comunità!
Per tutte queste ragioni appare necessario altresì verificare se gli interventi in corso abbiano determinato o possano determinare il deturpamento, l’alterazione o la compromissione di un bene avente valore storico, culturale e identitario per la città di Catania…“.
In buona sostanza l’avvocato Lipera chiede, cosi come larga parte dei catanesi, e con la massima urgenza, tutti i provvedimenti ritenuti opportuni e necessari al fine di disporre l’immediata sospensione dei lavori in corso e il conseguente ripristino dello storico “Passiaturi” nelle sue originarie caratteristiche. L’esposto inviato alla Procura etnea, ovviamente, ha una richiesta assai diversa: “…Affinchè si voglia accertare se nei fatti rappresentati siano ravvisabili ipotesi di reato (e procedere all’individuazione dei relativi responsabili) ai sensi dell’art. 518-duodecies del codice penale…“.
Sarebbe bastato una sorta di sondaggio d’opinione prima di “imbrattare il suolo pubblico” e constatare se i catanesi, meglio ancora i residenti in zona, fossero d’accordo o meno nel realizzare quella orribile pista che sta sullo stomaco alla storia di Catania e ai suoi degni Figli.