“Provavo disgusto, non riuscivo a muovermi”: 15enne inchioda l’orco

Adescata in stazione mentre era scappata di casa, stordita con alcol e hashish e violentata. Davanti al giudice la ragazzina ha confermato tutto.

Ravenna – Ci sono racconti che gelano il sangue anche quando arrivano a mezza voce, tra lacrime e lunghe pause. È accaduto nell’aula protetta del tribunale di Ravenna, dove una ragazzina di appena 15 anni ha trovato la forza di ripetere davanti al giudice la più terribile delle accuse: quella notte tra il 12 e il 13 febbraio, in un appartamento della città, sarebbe stata stordita e violentata da un uomo che si era offerto di aiutarla. “Provavo disgusto. Non riuscivo a muovermi”, ha detto. Parole che hanno cristallizzato, forse per sempre, la sua verità.

L’audizione si è svolta in incidente probatorio, il passaggio che permette di mettere al sicuro la testimonianza della giovane senza costringerla a rivivere l’incubo in ogni fase del processo. Nell’aula c’erano solo il giudice Andrea Galanti e gli operatori specializzati chiamati nei casi più delicati; collegati da una sala vicina, il pm Francesco Coco, titolare dell’inchiesta, e l’avvocato Sandra Vannucci, difensore dell’indagato. Per oltre un’ora la 15enne ha ripercorso, tra il pianto, quanto già raccontato agli investigatori.

I fatti risalgono a metà febbraio. La ragazza, residente in un comune del Ravennate, era scappata di casa dopo alcuni dissidi in famiglia. Vagava in stazione quando un 31enne originario della Costa d’Avorio, regolare sul territorio nazionale, l’avrebbe notata in evidente difficoltà. Le si è avvicinato, si è offerto di ospitarla per farle ricaricare il telefono, farsi una doccia e passare la notte al sicuro. Lei, stremata e a digiuno da quasi un giorno, lo ha seguito.

Ma dentro l’abitazione, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe mostrato i suoi veri intenti. Le ha offerto alcol e uno spinello: sostanze che, sul suo corpo affaticato, hanno avuto l’effetto di stordirla. “Mi sentivo stanca”, ha ricordato la 15enne. Poi il vuoto. Approfittando di quello stato di incoscienza – la ragazza, si legge negli atti, era “a peso morto come un manichino” – l’avrebbe abusata mentre lei ripeteva “no” e scuoteva la testa, incapace di reagire.

Al risveglio, il giorno dopo, la ragazzina è riuscita ad allontanarsi e a raggiungere la famiglia. È stato il referto del ginecologo, redatto dopo la visita in ospedale, a far scattare la segnalazione e le indagini della Squadra Mobile. La testimonianza della giovane e l’analisi dei tabulati telefonici hanno permesso di risalire all’uomo, arrestato e finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata, dalla minore età della vittima e dallo stato di incapacità sfruttato per l’abuso.

Interrogato dopo il fermo, il 31enne si era avvalso della facoltà di non rispondere, sostenendo però di essersi limitato ad accudire quell’adolescente “così fragile”. Una versione che ora si scontra frontalmente con il racconto della ragazza. Con l’incidente probatorio chiuso, l’inchiesta si avvia alle battute finali. E resta il peso di una promessa mantenuta: una 15enne che, tremando, ha guardato in faccia la paura per non lasciare impunito chi le ha rubato una notte e, forse, molto di più.