Prima il sesso a pagamento, poi la lite: escort in ospedale, cliente in manette

Lei dice di essere stata aggredita e minacciata con un cavatappi allo scadere dei trenta minuti. Lui giura di essere la vittima.

Grosseto – Duecento euro per mezz’ora, non un minuto di più. Doveva essere un “tranquillo” incontro a luci rosse, all’alba di sabato scorso, in un appartamento di Follonica. Si è trasformato in una storia di cronaca che dal rosa scivola nel giallo fino a sfiorare la nera: le urla, un cavatappi impugnato nel mezzo della colluttazione, un cellulare e un bancomat scaraventati giù dalla finestra del terzo piano e, alla fine, un uomo di origini pakistane portato via in manette. L’accusa nei suoi confronti è pesantissima: rapina aggravata e lesioni ai danni di una escort brasiliana.

A raccontare quella nottata sono due versioni diametralmente opposte, scontratesi lunedì davanti al giudice nel tribunale di Grosseto. Su un punto soltanto i due protagonisti concordano: la prestazione era stata pattuita al telefono, 200 euro per trenta minuti, con tanto di foto del portafogli gonfio di contanti inviata dal cliente per dimostrare di poter pagare. È su tutto il resto che i racconti prendono strade opposte.

Secondo la donna, una volta scaduta la mezz’ora il rapporto non era ancora finito e lei avrebbe intimato al cliente di fermarsi, o in alternativa di pagare di nuovo. Al rifiuto di prolungare gratis l’incontro sarebbe scattata la furia: l’uomo l’avrebbe strattonata, colpita e minacciata con un cavatappi, procurandole lievi ferite. Poi le avrebbe strappato telefono e bancomat, gettandoli dalla finestra a un connazionale che attendeva in strada. La professionista è finita al pronto soccorso, dimessa con una prognosi di cinque giorni.

Il cliente, invece, ribalta tutto e si dipinge come la vera vittima. Racconta di aver portato con sé una somma ben più consistente dei 200 euro pattuiti – soldi prelevati per un viaggio – e di essersi accorto, durante l’incontro, che il portafogli con oltre 3mila euro era sparito. A sottrarglielo sarebbe stata la coinquilina della escort, presente nell’appartamento. Da qui la lite: avrebbe afferrato cellulare e carta della donna solo come “garanzia” per riavere il maltolto. Nega l’aggressione e nega il cavatappi, sostenendo anzi che sia stata lei a graffiarsi da sola.

A far scattare tutto sono state le urla, che hanno spinto i vicini a chiamare i carabinieri della compagnia di Follonica. I militari hanno bloccato l’uomo, fermo in auto con un’altra persona, trovandogli addosso il telefono e la carta della donna. Per lui è scattato l’arresto.

In aula, l’indagato – incensurato, in Italia da una decina d’anni e titolare di un’attività nel settore agricolo – ha respinto ogni addebito, assistito dall’avvocata Paola Tamanti. Il Gip Marco Mezzaluna ha convalidato il fermo ma ha scelto una misura più lieve rispetto ai domiciliari chiesti dalla procura: obbligo di dimora a Grosseto e permanenza in casa nelle ore notturne. Per i prossimi incontri galanti, se ne riparlerà tra un bel po’.