L’indagine della University di Birmingham ha osservato l’evolversi della predisposizione alla generosità in situazioni di ricchezza o povertà. Chi più ha meno pensa ai bisognosi.
I meno abbienti sono ben predisposti verso gli esseri umani. Ma sarà vero? Sembra quasi una leggenda metropolitana la considerazione secondo cui chi vive in condizioni socioeconomiche indigenti o quasi, sprizza gioia, allegria ed è ben predisposto verso il prossimo. E’ un concetto che risale alla notte dei tempi, spesso legato a visioni filosofiche, religiose o popolari che associano la semplicità alla felicità e l’eccesso di beni materiali alle preoccupazioni. Le tradizioni popolari spesso hanno associato la povertà a una vita più autentica, umile e genuina.
Mentre la ricchezza all’arroganza e malvagità. Persino Shakespeare nell’Otello fece pronuncia al Iago “Chi è povero e contento è ricco assai” a sottolineare che la vera ricchezza è la soddisfazione di ciò che si ha, indipendentemente dalla quantità di denaro posseduto. Questa concezione è legata all’idea che la povertà sia scevra dalle ansie derivanti dalla gestione della ricchezza. Un altro motto che conferma questo modo di pensare è “povero in denaro ma ricco di cuore“.
Sarebbe curioso sapere come faccia ad essere generoso chi “non ha nemmeno gli occhi per piangere”. Misteri delle tradizioni popolari! Ma la realtà e le relative ricerche hanno smentito questa visione edulcorata. La mancanza di risorse per vivere degnamente è fonte di stress e infelicità. Le persone in queste condizioni sono più facilmente soggette ad esprimere cattiveria, risentimento, odio. Altro che gioia, spensieratezza e altruismo! Senza soldi, del resto, non si canta messa.
Il “vil denaro” accresce la serenità perché offre un senso di controllo sulla propria vita, permettendo di gestire meglio i problemi. Eppure un recente studio apparso su “Nature Communications”, una prestigiosa rivista scientifica internazionale che si occupa di tutte le aree delle scienze naturali, suggerisce che le difficoltà economiche potrebbero sviluppare l’altruismo. Mentre quando si ha abbondanza di risorse finanziarie si finisce per rinchiudersi in sé stessi.

L’indagine, curata dall’University di Birmingham, Inghilterra, ha osservato l’evolversi della predisposizione alla generosità in situazioni di ricchezza oppure di povertà. Ebbene è stato riscontrato che più il piatto è ricco meno si pensa agli altri. Al contrario in uno scarno banchetto si esprime più solidarietà. La ricerca ha sottolineato, quindi, l’importanza dell’impatto dell’ambiente su una o un’altra decisione.
E’ emerso, inoltre, che l’aiuto verso l’altro è significativo per la coesione sociale del gruppo. Infine sulle scelte incidono anche le peculiarità personali. Chi è naturalmente generoso o ha forti convincimenti morali, reputa il donarsi meno dispendioso di altri che non hanno queste caratteristiche. Oggi il modello sociale dominante tende all’estremizzazione dell’individualismo.
Si è continuamente bersagliati da messaggi seducenti che offrono infinite scelte, facili guadagni e occasioni di realizzazione personale. Quale spazio possono avere in un contesto del genere, il garbo e la cortesia? Francamente molto poco.
Il copione, comunque, resta sempre lo stesso. Ossia a pancia piena si ragiona meglio. Dopo, volendo, se ne può anche parlare.