Petroliera russa “fantasma” alla deriva verso Lampedusa

La Arctic Metagaz, carica di gasolio e colpita da droni, minaccia le Pelagie. Palazzo Chigi convoca un vertice d’urgenza.

Una petroliera russa carica di 900 tonnellate di gasolio e gas liquefatto sta vagando senza equipaggio nel cuore del Mediterraneo, al centro di un intrigo internazionale tra guerra e sanzioni. La nave, denominata “Arctic Metagaz”, è stata abbandonata dai 30 membri dell’equipaggio dopo un misterioso attacco con droni avvenuto nei giorni scorsi, che ha provocato un incendio a bordo.

Mentre Mosca parla di “atto di terrorismo” puntando il dito contro Kiev, emerge che l’imbarcazione appartiene alla cosiddetta “flotta ombra” russa, utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali e già inserita nella black list di Stati Uniti e Gran Bretagna.

Nelle ultime ore, la “nave fantasma” si è pericolosamente avvicinata alle coste italiane, arrivando a circa 30 miglia da Linosa, prima che le correnti iniziassero a spingerla nuovamente verso est, in direzione di Malta.

Sebbene il sindaco di Lampedusa e Linosa, Filippo Mannino, abbia rassicurato che la situazione è attualmente sotto controllo, il rischio di un disastro ambientale resta elevatissimo. La Marina Militare italiana ha già dispiegato rimorchiatori e mezzi antinquinamento pronti a intervenire in caso di emergenza per evitare una fuoriuscita di idrocarburi che devasterebbe l’ecosistema marino.

La gravità della situazione, come riferisce l’Ansa, ha spinto Palazzo Chigi a convocare un vertice governativo d’urgenza per coordinare le operazioni e decidere come gestire il relitto alla deriva.

Mentre le autorità maltesi hanno istituito una zona di sicurezza di cinque miglia attorno alla petroliera, resta il rebus geopolitico: la Arctic Metagaz, partita da Murmansk il 4 marzo, trasportava un carico prezioso e rischioso verso una destinazione ancora ignota, confermando la pericolosità delle rotte energetiche clandestine nel Mediterraneo.