Per la prima volta nella storia del partito si fa strada l’ipotesi di prolungare la guida della segretaria, in un contesto già delicato.
Il 13 marzo 2027 scadrà il mandato di Elly Schlein, segretaria dem eletta quattro anni fa alle primarie. È la prima volta che nel Pd si pone il tema di un’eventuale proroga: tutti i predecessori, da Veltroni a Zingaretti passando per Bersani e Renzi, hanno infatti lasciato l’incarico anticipatamente, per sconfitte elettorali o logoramento interno.
Da fonti parlamentari dem trapela che al momento la leadership di Schlein non sarebbe in discussione e che non ci sarebbero segnali verso un voto assembleare per la deroga. Resta però l’avvertimento di un dirigente esperto, secondo cui senza un passaggio tecnico, ogni atto della segretaria oltre la scadenza rischierebbe di essere impugnabile, anche se i rapporti di forza in assemblea la mettono comunque al riparo. L’ipotesi di un congresso vero, un tempo valutata dai fedelissimi per rilanciarne la leadership, appare ormai tramontata data la vicinanza delle elezioni.
Il tema è tornato d’attualità per una coincidenza di calendario: lo statuto impone la convocazione dell’assemblea sei mesi prima della scadenza, quindi il 13 settembre, giorno in cui Schlein chiuderà la Festa dell’Unità di Reggio Emilia. Sarà un’occasione utile per chiarire il percorso verso il voto, comprese le primarie di coalizione, sulle quali la segretaria mantiene una linea ferma: candidato premier sarà chi vince i gazebo o, in assenza di primarie, chi prende più voti.
Su questo però il centrosinistra è diviso. Roberto Speranza ha chiesto di accantonare le primarie, scontrandosi con la sinistra dem che ha smentito si trattasse di una posizione condivisa. Pesano anche i timori sulla tenuta della coalizione, resa fragile da smarcamenti come quello di Conte sul tema woke. Angelo Bonelli chiede un’intesa programmatica prima dei gazebo, proponendo di candidare un partigiano o un familiare delle vittime delle stragi fasciste; Michele De Pascale ammette che tra l’elettorato dem prevarrebbe oggi lo scetticismo; Bonaccini condiziona le primarie a una coalizione già definita.
I riformisti restano invece i più convinti sostenitori della linea Schlein, rivendicando fedeltà anche di fronte a un’eventuale sfida di Conte. Sulla stessa linea Graziano Delrio, secondo cui alla segretaria, avendo vinto le primarie, va riconosciuto lo stesso diritto di Meloni a competere per Palazzo Chigi.