PAVIA – SAN MATTEO E DIASORIN: IL CONSIGLIO DI STATO SOSPENDE SENTENZA DEL TAR. TUTTO DA RIFARE. STAVOLTA PER BENE.

Pavia – Il Consiglio di Stato ha sospeso l’esecuzione della sentenza con la quale il Tribunale amministrativo regionale interrompeva l’accordo fra il Policlinico San Matteo di Pavia e l’azienda Diasorin sui test sierologici per l’individuazione degli anticorpi da Sars-Cov-2. Il Tar si era espresso l’8 giugno scorso accogliendo il ricorso presentato dall’azienda Technogenetics, che riteneva lesivo della concorrenza l’accordo San Matteo-Diasorin. Il presidente del policlinico pavese, Alessandro Venturi, aveva subito annunciato ricorso ed ora il Consiglio di Stato riporta tutto ai blocchi di partenza, sottolineando però che le questioni sollevate meritano approfondimento. Un cospicuo approfondimento.“...Il Ministero dell’università e della ricerca (Miur) ha un’importantissima decisione da prendere – dice Massimo De Rosa, capogruppo del M5S in Regione Lombardiaelaborare apposite linee guida sugli Irccs (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico), affinché la gestione di casi come questo non sia più affidata alla singola giurisprudenza sul caso specifico…”.

Alessandro Venturi

Secondo il Consiglio di Stato vanno affrontati, nello specifico, temi quali la coniugabilità del principio di concorrenzialità e del relativo corollario dell’evidenza pubblica, con le sperimentazioni e le validazioni condotte dall’Irccs su iniziativa del privato, aventi ad oggetto ‘invenzioni’ suscettibili di tutela brevettuale.

Massimo De Rosa

“…Non si ravvisano precedenti nei quali il Consiglio di Stato chiede al Miur – prosegue De Rosa –  attraverso l’apporto informativo degli Irccs, di tracciare la rotta per il futuro della ricerca in Italia con particolare riferimento alla provenienza (privata/pubblica) della proposta delle linee di ricerca attivate. Osserviamo con grande attenzione quale sarà la decisione, dal momento che la questione, così come posta, va ben oltre il caso Diasorin-San Matteo. Diasorin non deve assolutamente diventare il precedente per privatizzare la ricerca, attraverso l’elusione delle regole dell’evidenza pubblica e della concorrenza sancite anche a livello comunitario e che dovrebbero essere il faro per ogni spendita di denaro pubblico. Il rischio è infatti quello di stabilire una prassi in cui nascano collaborazioni fra privato e Irccs in cui le ricerche verranno realizzate privatamente attraverso trattative negoziate, ma con risorse e strutture pubbliche e ciò senza che sia garantita la par condicio tra i proponenti. Dobbiamo infatti essere sicuri che i risultati siano comunque finalizzati al benessere della collettività, piuttosto che all’interesse di chi finanzia. Confidiamo nelle scelte del ministero, dalle quali, siamo consapevoli, dipenderà il futuro della ricerca in Italia…”.

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