Il docente 36enne, ex seminarista, si trova agli arresti domiciliari in una canonica. Le presunte violenze si sarebbero consumate tra il 2017 e il 2025, in contesti scolastici e parrocchiali.
Padova – Sette vittime minorenni, otto anni di presunti abusi, un ruolo istituzionale che avrebbe usato come schermo e strumento. Un insegnante di religione di 36 anni è stato posto agli arresti domiciliari a Padova con l’accusa di violenza sessuale aggravata, con l’aggravante specifica di aver agito all’interno o nelle immediate vicinanze di istituti scolastici frequentati dalle presunte vittime. L’uomo, ex seminarista, si trova attualmente in una canonica di un comune dell’hinterland padovano.
A dare il via all’inchiesta, condotta dalla polizia, è stata la denuncia presentata a fine marzo da uno dei ragazzi coinvolti, che in precedenza aveva trovato il coraggio di confidarsi con un altro docente dello stesso istituto, una scuola cattolica, in cui il professore prestava servizio. Da quella testimonianza gli investigatori hanno tirato il filo: analizzando il telefono cellulare del giovane, hanno individuato scambi di messaggi con altri coetanei che riferivano esperienze simili, aprendo la strada all’identificazione delle ulteriori presunte vittime.
Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, il primo episodio risalirebbe al marzo del 2017, quando uno dei ragazzi avrebbe subito abusi per la prima volta a soli tredici anni, nei locali di una parrocchia del Piovese. Due anni dopo, nel 2019, il docente avrebbe preso di mira due ragazze, palpeggiandole e baciandole. Le condotte contestate si sarebbero protratte fino al 2025, in un arco temporale che attraversa quasi un decennio.
Secondo la ricostruzione della polizia, l’uomo avrebbe costruito nel tempo legami di fiducia con gli studenti e con le loro famiglie, sfruttando anche i contesti extrascolastici. Oltre all’insegnamento, aveva un ruolo attivo come animatore in diverse parrocchie del territorio e collaborava con una realtà sportiva locale: ambienti che gli avrebbero consentito di avvicinarsi ai giovani anche al di fuori delle ore di lezione. Si offriva spesso di riaccompagnare i ragazzi a casa al termine delle attività, consolidando così un rapporto di prossimità con le famiglie che avrebbe reso più difficile insospettirsi.
Nel disporre gli arresti domiciliari, il giudice per le indagini preliminari Laura Alcaro ha ritenuto grave il quadro indiziario emerso e ha evidenziato il concreto rischio che i reati potessero essere reiterati, circostanza che ha reso necessaria l’applicazione della misura cautelare.