È il primo trapianto combinato da vivente in Italia. Per l’intervento da record è stato necessario il via libera da parte della Procura.
Bergamo – Ci sono abbracci che durano una vita e altri che la vita la regalano per la seconda volta. Quello tra un papà serbo di 37 anni e la sua bambina di 7 anni è un “miracolo” di amore e medicina che ha riscritto la storia della chirurgia in Italia. Per la prima volta nel nostro Paese, un genitore ha donato contemporaneamente due organi – un rene e una parte del fegato – per salvare la propria figlia.
L’operazione record è avvenuta all’ospedale Papa Giovanni XXIII, un’eccellenza che ha trasformato Bergamo nel teatro di una speranza mondiale. Un intervento lunghissimo, iniziato alle 9:30 del mattino e terminato nel cuore della notte, dopo 18 ore estenuanti di sala operatoria. Due sale attigue, 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 infermieri hanno lavorato come un unico cuore per permettere questo “scambio di vita”.
Per la bimba la vita era diventata una prigione di tubicini e macchinari. Affetta da una rara malattia genetica che le stava distruggendo fegato e reni, dall’età di 4 anni era costretta a una dialisi atroce: fino a 18 ore al giorno immobile, attaccata a una macchina. Poi la situazione è precipitata: la cirrosi epatica non permetteva più di attendere.
“Abbiamo fatto solo quello che farebbe ogni genitore”, ha dichiarato il papà con una semplicità che commuove. Ma il risultato è straordinario: “Vederla mangiare con appetito e correre senza stancarsi è la nostra gioia più grande. Finalmente potrà andare a scuola come tutti gli altri bambini“.
Non era mai successo in Italia che un donatore vivente affrontasse un trapianto combinato così complesso. Un iter rigorosissimo, passato sotto la lente della Procura di Bergamo e di commissioni mediche, per garantire la massima sicurezza a padre e figlia. Oggi, 20 gennaio, la notizia più bella: entrambi sono stati dimessi. La piccola resterà a Bergamo per i controlli nei prossimi mesi, ma il peggio è passato.