Palazzina crollata, recuperato un quarto cadavere: ancora due dispersi

Oggi gli interrogatori dei tre indagati per omicidio colposo: nel mirino i lavori per il supermercato al piano terra.

MessinaC’è un intero albero genealogico spezzato sotto quel cumulo di cemento e ferri contorti. Dalle 16 di giovedì 30 luglio, quando la palazzina di quattro piani di contrada Pistunina, nella zona sud della città, è collassata su se stessa come un castello di carte, i vigili del fuoco non hanno mai smesso di scavare. Uno strato di solai adagiati l’uno sull’altro, “a sandwich”, senza più spazi vuoti in cui sperare. E sotto, i corpi di una famiglia che quella casa l’aveva costruita e abitata per una vita.

Il bilancio è di quelli che tolgono il fiato: quattro vittime accertate e ancora due dispersi. I primi a essere restituiti dalle macerie sono stati Carmelo Leone, 71 anni, l’imprenditore proprietario dello stabile, e la sorella Rosa. Poi il corpo di Alessandra Frazzica, appena 21 anni, commessa nel bazar cinese del primo piano, la cui unica colpa è stata trovarsi al lavoro nel posto sbagliato. Domenica pomeriggio, dopo giorni di ricerche estenuanti, i soccorritori hanno estratto la quarta vittima, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe Sara Leone, l’altra sorella.

Restano ancora sepolti in due: Santino Magazzù, marito di Rosa, e il collaboratore domestico cingalese Lhairu Warnakulasuriya. Erano tutti negli appartamenti dei piani alti quando il pavimento si è aperto sotto i loro piedi. A quasi cento ore dal disastro, la speranza di trovarli vivi si è quasi del tutto spenta, ma le squadre Usar, con droni e unità cinofile, continuano a lavorare “col bisturi” tra i fumi di un incendio che cova ancora sotto le macerie, alimentato dalle batterie stoccate nel seminterrato.

Ma questa non è solo una tragedia: è, con ogni probabilità, un disastro annunciato. La Procura di Messina, guidata dal procuratore Antonio D’Amato, ha aperto un fascicolo per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Sul registro degli indagati sono finiti in tre: Alessandro Panarello, 54 anni, l’imprenditore che aveva affittato l’intero piano terra per aprirvi un supermercato con macelleria; Pasquale D’Alì, 58 anni, titolare della ditta incaricata dei lavori di ammodernamento; e l’ingegnere Pietro Leone, 72 anni, progettista dell’edificio e parente delle vittime.

Il sospetto degli inquirenti è tremendo: quel palazzo, tirato su alla fine degli anni Ottanta, sarebbe crollato per un cedimento strutturale legato proprio ai lavori in corso al pianterreno. Un’ipotesi che il capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, tecnico strutturista, ha reso ancora più agghiacciante: calcestruzzo di scarsa qualità, poche staffe, travi troppo snelle. “Un edificio che doveva essere antisismico di Zona 1, la più elevata, eppure è crollato senza alcuna scossa”, ha osservato. Insomma, sarebbero bastate le mani sbagliate al posto sbagliato per far venire giù tutto.

Oggi, lunedì 3 agosto, sono scattati gli interrogatori. Il primo a presentarsi davanti alle Pm Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone è stato l’ingegnere Leone che, distrutto, si è avvalso della facoltà di non rispondere. “In questo momento io sono un familiare, queste sono persone con cui sono cresciuto, era la mia famiglia. È doloroso, spero che la giustizia si muova al meglio”, aveva detto ai microfoni, negando però di aver mai coordinato quei lavori. L’interrogatorio di uno dei due imprenditori è stato invece rinviato: è ancora ricoverato in ospedale.

Intanto Messina piange e trattiene il fiato. Il sindaco Federico Basile ha annullato ogni iniziativa pubblica e attivato il supporto psicologico per le famiglie. “La speranza si è infranta contro una realtà che non avremmo mai voluto vivere”, ha scritto. La palla passa ora alla magistratura, chiamata a dare un nome e un volto alle responsabilità di una strage che ha cancellato, in pochi istanti, un’intera famiglia nella sua stessa casa.