Torna l’ora legale: risparmi per 80 milioni di euro

Alle 2:00 le lancette avanti di un’ora. La Camera avvia l’indagine conoscitiva per rendere il regime permanente entro giugno. 

Stanotte l’Italia saluta l’ora solare. Alle ore 2:00 tra sabato 28 e domenica 29 marzo, le lancette degli orologi dovranno essere spostate in avanti di sessanta minuti, segnando il ritorno ufficiale dell’ora legale. Il regime resterà in vigore fino al prossimo 5 ottobre, garantendo un’ora di luce naturale in più nei pomeriggi e, di conseguenza, un taglio netto ai consumi elettrici nazionali. 

Secondo le analisi elaborate da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, l’impatto economico per il 2026 sarà rilevante: il minor consumo di energia stimato è di circa 302 milioni di kWh, pari al fabbisogno annuo di 115.000 famiglie. Tradotto in termini monetari, basandosi sulle attuali tariffe Arera, il risparmio per il sistema Italia ammonterà a circa 80 milioni di euro.

Il vantaggio non è solo economico, ma anche ecologico. La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) stima che il minor ricorso all’illuminazione artificiale ridurrà le emissioni di CO2 di 142.000 tonnellate solo nel corso di quest’anno. Si tratta di un beneficio ambientale paragonabile all’assorbimento garantito dalla piantagione di una foresta composta da 2 a 6 milioni di nuovi alberi.

Proprio sulla spinta di questi numeri, il dibattito politico ha subito un’accelerazione. La Commissione Attività produttive della Camera ha dato il via libera a un’indagine conoscitiva per valutare l’introduzione dell’ora legale permanente. L’istruttoria, che si concluderà entro il 30 giugno, analizzerà in modo sistematico gli effetti del superamento del cambio stagionale su: consumi energetici e produttività industriale; impatto economico diretto sulle famiglie; conseguenze sulla salute psicofisica e sulla sicurezza stradale.

La discussione riprende l’iter avviato dall’Unione Europea nel 2018, quando l’84% dei cittadini consultati si espresse a favore dell’abolizione del doppio orario. Sebbene il Parlamento Ue avesse approvato una direttiva per lasciare libertà di scelta ai singoli Stati, l’emergenza pandemica aveva congelato il dossier. Oggi le posizioni restano geograficamente distanti: i Paesi del Nord Europa tendono a preferire l’ora solare perenne, mentre l’area mediterranea spinge per l’ora legale tutto l’anno, puntando a massimizzare la luce serale per favorire commercio e turismo.