La magistrata venne trovata morta a Pesaro nel 2022. Ora, però, si procede per omicidio: indagati il marito e un ex poliziotto.
Pesaro – Ci sono morti che non trovano pace, verità sepolte che dopo anni tornano a bussare alla porta dei vivi. È il caso di Francesca Ercolini, la giudice di 51 anni trovata senza vita nella sua casa la sera di Santo Stefano del 2022. Un foulard di seta stretto attorno al collo e annodato alla ringhiera della scala interna. Per tutti, allora, fu un suicidio. Ma oggi, dopo quattro anni di silenzi e di dubbi, la Procura dell’Aquila ipotizza uno scenario da brividi: qualcuno l’avrebbe strangolata e poi appesa a quella ringhiera, per inscenare la sua morte volontaria.
A riscrivere quella tragica notte è una seconda autopsia, disposta dopo la riesumazione del cadavere avvenuta il 16 giugno 2025. Al medico legale Vittorio Fineschi sono servite 450 pagine per mettere in fila ciò che la salma, quattro anni dopo, racconta ancora: numerosi segni di percosse e, soprattutto, un solco profondo sul collo, dai margini netti, tipico dello strozzamento e non dell’impiccagione.
Il dettaglio che fa crollare la prima ricostruzione è proprio quel segno. Secondo i periti non sarebbe compatibile con la morbida striscia di seta del foulard Gucci, ma con qualcosa di duro. Gli investigatori puntano il dito su due cavi elettrici collegati alle lampade della camera da letto, individuati dai Ris durante un sopralluogo. Quei fili, per chi indaga, potrebbero essere la vera arma del delitto.
A dare l’allarme, la mattina del 26 dicembre, furono il marito – il noto civilista pesarese Lorenzo Ruggeri, 56 anni – e il figlio, allora 16enne. Ma le loro parole oggi pesano come macigni: al 112 il ragazzo parlò di una “corda”, il padre di un “cordino” mai ritrovato. E all’arrivo dei soccorsi il corpo non era sospeso ma disteso sul pavimento.

Dietro le mura di quella casa, raccontano gli inquirenti, si consumava da tempo un clima di violenze e umiliazioni. È quanto Francesca confidava ogni giorno alla madre, Carmela Fusco, la donna che da quattro anni combatte per la verità. Aveva messaggi, foto e video dei lividi e degli occhi gonfi della figlia. Due settimane prima della tragedia aveva inviato una lettera anonima alla Questura di Pesaro per denunciare i maltrattamenti. Finì nel cestino.
Oggi gli indagati sono sei. Il marito e un ex ispettore di polizia – caro amico di famiglia – dovranno rispondere di omicidio; per gli altri le accuse vanno dal depistaggio alla falsa perizia, dalla violazione del segreto istruttorio all’omissione di atti d’ufficio. Un presunto insabbiamento che avrebbe rischiato di seppellire per sempre ogni verità.
“Voleva separarsi, ne aveva la determinazione. Una persona che vuole ammazzarsi non fa programmi così”, ripete Carmela, che aspetta ancora giustizia. Il prossimo capitolo si scriverà il 22 settembre, all’Aquila, davanti al Gip: forse il giorno in cui Francesca smetterà, finalmente, di essere ricordata come una suicida.