No agli aerei nel regno degli Inca

Alla realizzazione dell’aeroporto si oppongono indigeni locali e ambientalisti con le loro grida di dolore per la salvaguardia della Valle Sacra.

Il Machu Picchu rischia l’invasione delle orde turistiche. E’ universalmente riconosciuto nell’immaginario collettivo come la “città perduta” degli Inca, un santuario mistico, un luogo dell’anima, sospeso tra le montagne andine del Perù e la giungla amazzonica. Divenne famoso nel 1982 col film “Madonna che silenzio c’è stasera”, diretto da Maurizio Ponzi e interpretato dal compianto Francesco Nuti, grazie ad una scena cult in cui il protagonista cerca informazioni in stazione su come poterci arrivare.

Simbolo di grandezza ingegneristica, mistero e armonia con la natura, è percepito come un luogo sacro e inaccessibile. E’ spesso associato al mito di un luogo nascosto, mai raggiunto dagli spagnoli, che ha custodito i segreti della civiltà Inca per secoli. Il sito è celebre per le sue imponenti rovine, i terrazzamenti, i templi e la tecnica di costruzione a secco con blocchi di pietra che si incastrano perfettamente, simbolo dell’ingegneria del XV secolo.

Immaginato non solo come fortezza ma come centro spirituale e residenza dell’aristocrazia dell’epoca, con aree come il tempio del Condor che suggeriscono usi rituali. È una delle “Sette meraviglie del mondo moderno” e Patrimonio UNESCO, riconosciuto per le sue viste panoramiche mozzafiato sulla valle dell’Urubamba e le cime avvolte dalle nuvole.

Rappresenta la perfetta simbiosi tra l’opera dell’uomo e il paesaggio naturale, adattandosi perfettamente al profilo della montagna. Ancora oggi questo sito incanta per il suo fascino atemporale. Si è pensato di costruire un nuovo aeroporto che sicuramente aumenterà il flusso turistico con benefici economici per il settore commerciale e dell’accoglienza. Ma a questa realtà sta cercando di opporsi un movimento di indigeni locali e ambientalisti con le loro grida di dolore per i danni causati al patrimonio Inca, risorse idriche e la salvaguardia della Valle Sacra, ubicata vicina al sito.

Non si comprende la “ratio” dell’opera, visto che è già vittima del turismo selvaggio. Ovviamente è partito subito il tam-tam mediatico da parte delle istituzioni locali, puntando sui suoi risvolti economici. Col nuovo aeroporto diminuirà il tempo di percorrenza per arrivare al sito, oggi raggiungibile con un viaggio lungo e tortuoso.

Per una parte di viaggiatori quest’aspetto è molto stimolante perché aggiunge fascino all’esperienza. Già senza aeroporto i turisti, nel 2024, hanno raggiunto la cifra di 1.500.000, con l’opera a pieno regime le stime parlano di una crescita del 200%. Ma la morfologia e la composizione della Valle sono durate fino ai nostri giorni in quanto il paesaggio si è sviluppato con le civiltà precolombiane, basato su terrazze agricole, sistemi d’irrigazione, siti archeologici utilizzati ancora oggi e percorsi rituali.

No all’aeroporto nella Valle Sacra di Machu Picchu

Oltre agli eventuali danni archeologici, preoccupano quelli ambientali. Il lago Piuray è la principale risorsa idrica della città di Cusco, già capitale dell’impero Inca. L’aumento del consumo di H2O causato dalla crescita turistica potrebbe nuocere non poco. Inoltre l’inquinamento acustico e atmosferico, la crescita dei rifiuti, la scomparsa di attività agricole secolari sostituite da quelle ricettive stanno dipingendo un quadro che più fosco non si può.

Gli indigeni del luogo stanno protestando perché un turismo di questo tipo porterà ad un loro rapida perdita di controllo sul territorio, con effetti negativi alche nei rapporti sociali. E’ molto triste constatare, per l’ennesima volta, il conflitto tra crescita economica e rispetto delle tradizioni.

Nel caso in questione mirare all’arricchimento facile favorendo l’arrivo di orde turistiche selvagge, grazie all’aeroporto, senz’altro produrrà la perdita dell’integrità non solo simbolica e la cancellazione di antiche tradizioni agricole. Continua lo scempio!