Il questore vieta la cerimonia nel santuario della Madonna di Loreto per prevenire potenziali manifestazioni di forza della criminalità organizzata: tumulazione privata all’alba.
Torino – Si chiude con una decisione drastica della Questura il caso legato alle esequie di Domenico Belfiore, il boss della ‘ndrangheta morto per un infarto all’ospedale di Chivasso lo scorso venerdì 20 febbraio. Il questore Massimo Gambino ha vietato i funerali pubblici per motivi di ordine pubblico e per prevenire potenziali manifestazioni di forza della criminalità organizzata.
Domenico Belfiore, 74 anni, era una figura centrale della criminalità organizzata calabrese in Piemonte. Condannato all’ergastolo nel 1992, era stato individuato come il mandante dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, avvenuto nel 1983. Dal 2015 l’uomo scontava la pena ai domiciliari per gravi motivi di salute.
La notizia della celebrazione religiosa, inizialmente prevista per martedì 24 febbraio presso il santuario della Madonna di Loreto, aveva scatenato un’ondata di indignazione. Le figlie del procuratore Caccia e l’associazione Libera avevano espresso ferma opposizione, definendo la cerimonia inopportuna.
Molti hanno richiamato la scomunica dei mafiosi pronunciata da Papa Francesco nel 2014, mentre una parte del clero locale aveva ipotizzato la possibilità di un “pentimento intimo” dell’uomo. Per stroncare sul nascere polemiche e rischi di assembramenti di esponenti malavitosi da tutta Italia, il questore ha disposto il divieto assoluto di funerali in forma pubblica e solenne.
Il feretro dovrà essere trasportato dall’ospedale al cimitero di via Favorita in forma strettamente privata entro le 7 del mattino. Inoltre, il questore ha ordinato la cancellazione del rosario previsto per il pomeriggio di lunedì 23 febbraio. La disposizione mira a evitare che l’estremo saluto al boss potesse trasformarsi in un’occasione di ostentazione del potere mafioso sul territorio.