Morte di Luana D’Orazio, la Procura riapre le indagini

Cinque anni dopo la tragedia di Montemurlo, gli inquirenti riesaminano gli atti. Sotto la lente omissioni e misure di sicurezza mai emerse dopo l’assoluzione del manutentore.

Prato – A cinque anni dalla morte di Luana D’Orazio, la giovane operaia di 22 anni rimasta vittima di un incidente sul lavoro il 3 maggio 2021, la Procura ha deciso di riaprire ufficialmente il fascicolo. Come anticipato da La Repubblica, l’iniziativa, coordinata dal procuratore Luca Tescaroli, punta a far luce su eventuali zone d’ombra rimaste escluse dalla prima fase processuale, per verificare se esistano responsabilità ulteriori oltre a quelle già accertate.

La morte di Luana, trascinata dall’orditoio a cui era addetta in una fabbrica tessile di Montemurlo, è diventata il simbolo delle carenze di sicurezza sul lavoro in Italia. Gli specialisti dell’unità prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro della ASL sono stati incaricati di condurre verifiche tecniche supplementari.

Nelle prossime settimane verranno ascoltati nuovamente gli ex colleghi della giovane e le persone a lei vicine. L’obiettivo è ricostruire il clima aziendale e accertare se la disattivazione dei sistemi di sicurezza fosse una pratica sistematica o nota a più soggetti.

La riapertura delle indagini giunge in un momento di stallo dopo le prime sentenze che hanno lasciato insoddisfatta la famiglia della vittima. I titolari dell’azienda, i coniugi Luana Coppini e Daniele Faggi, hanno già definito la loro posizione attraverso il patteggiamento.

Il manutentore, accusato di aver manomesso i sensori di protezione del macchinario, è stato assolto in primo grado. Una decisione contro cui la Procura ha già presentato ricorso in Appello. Emma Marrazzo, madre di Luana, ha più volte manifestato la propria amarezza, sostenendo che la verità processuale finora emersa sia incompleta e non renda piena giustizia alla memoria della figlia.

Il nuovo dossier mira a incrociare i vecchi atti con testimonianze che potrebbero essere rimaste latenti durante la prima ondata investigativa. La Procura intende chiarire se vi siano state altre violazioni antinfortunistiche strutturali all’interno della ditta, cercando di individuare eventuali complicità o negligenze finora trascurate nel distretto tessile pratese.