Sarebbero emerse incongruenze e omissioni. I nuovi elementi sarebbero emersi dall’ascolto ambientale delle conversazioni nella sala d’attesa della Questura.
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate con la micidiale ricina nel borgo di Pietracatella, segna una nuova e decisa accelerazione. Al centro dell’attenzione della Squadra Mobile di Campobasso è finita Laura Di Vita, cugina di Gianni (marito e padre delle vittime), ascoltata giovedì pomeriggio per oltre quattro ore come persona informata dei fatti. Si tratta del terzo interrogatorio per la donna, una figura che gli inquirenti definiscono ora “centrale” per ricostruire la dinamica dei giorni precedenti la tragedia.
A far scattare il nuovo blitz investigativo, secondo quanto riporta La Repubblica, sarebbe stata una strategia classica: l’ascolto ambientale. Mercoledì della scorsa settimana, mentre Alice – la 19enne sopravvissuta all’avvelenamento – e la cugina Laura attendevano per sei ore l’interrogatorio di Gianni Di Vita, le loro conversazioni sono state registrate.
Dalle parole scambiate tra le due sarebbero emersi elementi inediti che hanno spinto il dirigente Marco Graziano ad approfondire la posizione della donna. Laura Di Vita, 40enne insegnante di sostegno, è apparsa visibilmente provata e si è presentata in Questura travisata da occhiali scuri e cappuccio, chiudendo nelle stesse ore tutti i propri profili social.
Il punto focale delle indagini resta la cena prenatalizia del 23 dicembre, l’occasione in cui presumibilmente madre e figlia avrebbero ingerito il veleno. Gli investigatori avrebbero rilevato diverse discrepanze. Il racconto di Laura Di Vita non coinciderebbe con le versioni fornite da Gianni e Alice in merito a quella serata.
La donna non avrebbe riferito alcuni dettagli sui suoi rapporti personali con la coppia, emersi invece dalle testimonianze di altre persone vicine alla famiglia. Nonostante la donna abbia un alibi per la cena (consumata con un altro nipote), la sua estrema vicinanza logistica – abita di fronte alla casa del delitto – e i rapporti strettissimi con il cugino le potrebbero aver permesso di entrare e uscire indisturbata.