“Meglio morto che gay”: il post profetico di Mirko, ucciso dal padre a fucilate

Piero Moriconi, dopo aver sparato a moglie e figlio, si è seduto su un muretto ad aspettare i carabinieri: “Mi sono liberato di loro”.

Lucca – “Ragazzi, è brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay”. A scriverlo su Facebook, il 12 ottobre 2022, era stato Mirko Moriconi, 24 anni, cameriere e cantante amatoriale della Versilia. Quattro anni dopo, quelle parole si sono trasformate nella più atroce delle profezie: mercoledì pomeriggio il padre Piero, operaio edile di 63 anni, lo ha ucciso a fucilate insieme alla madre Kety Andreoni, 52 anni, nel giardino della loro casa sulle colline di Pieve di Camaiore, in via della Costa.

La strage si è consumata in pochi minuti, poco dopo le 14.30. Mirko era appena rientrato dal pranzo a casa di una zia che abita a pochi passi dall’abitazione di famiglia. Poi, forse, l’ennesima discussione con il padre. E stavolta Piero Moriconi ha impugnato il fucile da caccia, regolarmente detenuto, aprendo il fuoco su entrambi. Colpi a bruciapelo, all’altezza dello stomaco. Per madre e figlio non c’è stato nulla da fare.

A lanciare l’allarme sono stati i vicini, alcuni dei quali parenti, allarmati dagli spari che hanno squarciato il silenzio del pomeriggio afoso. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, hanno trovato l’uomo seduto su un muretto di cinta, l’arma già riposta in casa. Nessuna resistenza, nessuna fuga. Solo una frase, pronunciata a parenti e vicini accorsi: “Mi sono liberato di loro”.

Le indagini, coordinate dalla pm Elena Leone della Procura di Lucca, si concentrano ora sul movente. E quel post del 2022 potrebbe esserne la chiave più dolorosa. Mirko, che sui social si faceva chiamare Michelangelo Andreoni – il cognome della madre adorata –, non aveva mai nascosto il proprio orientamento sessuale. Secondo quanto ricostruito da Il Corriere Fiorentino, il giovane aveva anche manifestato il desiderio di intraprendere un percorso di transizione e amava vestirsi e truccarsi da donna.

La madre Kety si era sempre schierata dalla parte del figlio, difendendolo da un padre che quella diversità non l’aveva mai accettata. Un legame fortissimo, il loro: Mirko le dedicava poesie sui social, la chiamava il suo punto di riferimento. E proprio questo schieramento avrebbe alimentato un clima di tensione sempre più insostenibile. I vicini raccontano infatti di una situazione familiare deteriorata da tempo, fatta di liti continue e scontri sempre più accesi.

Il sindaco Marcello Pierucci ha proclamato il lutto cittadino: “Questa vicenda lascia attonita la comunità di Camaiore”. Parole di sgomento anche da Alessandro Zan (Pd): “Un ragazzo che denunciava il clima d’odio in cui viveva. Un contesto che riporta all’omofobia che la destra non solo nega, ma alimenta”. Resta, su uno schermo ormai muto, quel grido inascoltato di un ragazzo di vent’anni che sapeva già tutto del proprio destino.